Io corro (sempre più fuori forma, ma con l’asta) per la Fondazione De Marchi!

Io corro (sempre più fuori forma, ma con l’asta) per la Fondazione De Marchi!

Un anno più vecchio, qualche etto più pesante, ovviamente sempre più fuori forma. Ma non potevo mancare, anche quest’anno, di farmi una corsetta con la mia asta per la ricerca, e per i bambini”. Queste le parole che sono riuscito a sibilare al microfono dello speaker al termine dei 10,5 km della mia frazione di staffetta alla Milano Marathon. Con l’asta, ovviamente, e con attaccata come sempre la bandiera della Fondazione De Marchi, che si occupa della lotta contro le emopatie ed i tumori dell’infanzia.

Scarsa forma, sì. Impegni e pigrizia mi hanno fatto correre poco, ultimamente. Correre piano quello sì, come sempre. Ma certo non potevo dire di no che ad un’attività che faccio con grande piacere ormai da 5 anni.

Distanza di quest’anno: 10,5 km. Ad accompagnarmi stavolta c’è Giuseppe, medico sociale del Torino Calcio, grande animatore della “De Marchi” e soprattutto appassionato di tutto ciò che è resistenza: corsa, bici, nuoto. Lui si è già fatto 10 km e mi confessa che il giorno prima, in piscina, ha fatto più di 100 vasche, e che a quel punto si sente un po’ affaticato….I suoi piedi, in effetti, sono un po’ pesanti e scandiscono con rumore i suoi passi di corsa. Questo, buon per lui, mi dà grande sollievo, perché significa che non si correrà troppo forte…

Ritmo concordato: 6’00”/km. Ce la posso fare. Anzi, ce la faccio. Trovo il tempo di guardarmi intorno sul percorso e di sorridere e salutare le tante persone che ci incitano da fuori, in una giornata calda, e soprattutto in una Milano che finalmente ha accolto con favore e calore il passaggio della sua maratona.

Passano i chilometri, lenti. Faccio fatica, bevo molto, mi mangio un paio di scorze d’arancia (con la buccia: non si butta via nulla…) ma gli amici della Fondazione De Marchi che ci raggiungono sul percorso, corrono con noi e ci incitano. Tutti gli altri ci aspetteranno pochi metri prima del traguardo, per a consueta e festosa parata finale.

I chilometri passano, sempre più lunghi e faticosi. Giuseppe beve, si spruzza l’acqua in testa e, come extrema ratio, si mette una spugna sul retro del collo per tenersi fresco. Un paio di salitelle ci tagliano le gambe, in più devo tare attento ai cavi del tram, “presentando” l’asta diverse volte.

Ma ormai c’è l’arrivo: in mezzo a tante parate delle staffette che hanno fatto del bene, raccogliendo soldi per buone cause o semplicemente facendo casino per farle conoscere, ci siamo anche noi della Fondazione De Marchi. Come ogni anno. Sempre più fuori forma. Con l’asta.

De Marchi 20162
All’arrivo. Da sinistra a destra: runner ciabattato, runner con asta, runner con spugna nel collo, runner con bambino in groppa.

ARTICOLI CORRELATI

Corro sempre (con l’asta e con Giacobbe Fragomeni) per la Fondazione De Marchi!

Correre fa sempre bene…anche con l’asta!

Correre fa bene…anche con l’asta!

Io corro (con l’asta) per la Fondazione De Marchi!

Io corro (piano) per la Fondazione De Marchi!

(173)

Corro sempre (con l’asta e con Giacobbe Fragomeni) per la Fondazione De Marchi!

“Ma chi è quel pirla che va in giro per strada con un’asta?”. Domenica scorsa non ho sentito questa frase ma gli sguardi di molti passanti, tra il divertito e il compassionevole, parlavano chiaro. In una meravigliosa Milano primaverile senza le auto e la nevrastenia giornaliera lavorativa che non le rende certo giustizia. Una bella passeggiata con la mia immancabile asta, e la bandiera dei bambini della Clinica Pediatrica De Marchi, per raggiungere il punto di partenza della quarta frazione della Charity Relay alla Milano Marathon.

E poi via, 10 km abbondanti con asta per le vie di Milano, per raggiungere anche quest’anno il traguardo di solidarietà, ideale e reale, per raccogliere fondi in favore di questo ospedale che si occupa di bambini. Per il quarto anno consecutivo con l’asta, e guarda caso in un percorso semore più lungo.

Quest’anno è tornato a portarmi il testimone Giacobbe Fragomeni. Pugile, campione mondiale ma soprattutto bella persona dall’animo buono. Sono felice di vederlo e sono ancor più entusiasta quando decide di accompagnarmi fino al traguardo, facendo quindi ben due frazioni di staffetta. Partiamo, come sempre con molta calma. Le nostre chiacchiere non fanno sentire il caldo e la fatica. E poi è un piacere sentir parlare Giacobbe: del suo ultimo titolo perso, della consapevolezza che la sua carriera è quasi alla fine ma che lui ha un futuro ben chiaro e delineato: quello di fare il maestro di boxe, e soprattutti di aiutare chi ne ha bisogno. Lui che viene dalla periferia di Milano e della vita, e che ha trovato nella noble art un libro su cui scrivere una storia meravigliosa di sport e di vita. Un libro ancora aperto, che racconta oggi degli incontri con i carcerati per insegnare boxe, e della speranza di aprire un centro tutto suo, su cui calamitare gli interessi di tanti giovani, abbandonati a se stessi e dimenticati dalla nostra società, ma con tanta voglia di esprimersi attraverso lo sport sano e l’aggregazione.

Sì, sono rapito dalle parole di Giacobbe Fragomeni, tant’è che l’asta non mi pesa e non ho neppure bisogno di troppi rifornimenti. Milano è una città bella ed accogliente in queste ed in tante altre circostanze, e vedere un sacco di persone che ci incitano ai bordi della strada (nonostante continuino a guardare con curiosità questa asta che si muove…) ci gratifica e ci rende orgogliosi. Il nostro, ricordiamolo, non è certo un obiettivo sportivo, ma sappiamo che attraverso un piccolo gesto di sport si può fare molto altro!

Manca poco all’arrivo ormai. Si comincia a guardare il tabellone dei chilometri. In fondo, la fatica si fa un po’ sentire. Giacobbe ha corso 20 km, io là metà ma con oltre 6 kg di lunga zavorra…quando vediamo gli amici della Fondazione De Marchi unirsi a noi, capiamo che manca davvero poco all’arrivo. Ancora qualche passo, e ce l’abbiamo fatta. Sono felice, e mi verrebbe quasi voglia di saltare con l’asta. Poi, per fortuna, torno alla realtà e brindo con una bella birra a questa nuova impresa. W la Milano Marathon, W la Fondazione De Marchi!

FOTO DI GIANCARLO COLOMBO, ROBERTO MANDELLI (Podisti.net) e LAURA MARRA

Giacobbe Fragomeni e Andrea GianniniMilano2Milano3Milano4Milano5

Milano6

Milano7

Milano8

 

 

 

ARTICOLI CORRELATI

Correre fa sempre bene…anche con l’asta!

Correre fa bene…anche con l’asta!

Io corro (con l’asta) per la Fondazione De Marchi!

Io corro (piano) per la Fondazione De Marchi!

(617)

Correre fa sempre bene…anche con l’asta!

Ketoprofene, o Diclofenac sodico”. L’amico medico, da me disperatamente interpellato il giorno prima, sentenzia così e mi passa un paio di pasticche. Da quando ho smesso di fare salto con l’asta da atleta professionista avevo deciso di dire basta con gli antinfiammatori, ma per l’occasione uno strappo alla regola si fa: c’è da correre, per il quarto anno consecutivo, per la Fondazione De Marchi alla Charity Relay della Milano Marathon. 9 km e passa. Con l’asta, come sempre, sulle quali monterò come ogni anno la bandiera fatta dai bambini della Fondazione.

Facciamo un salto indietro. 10 giorni fa. Convocato alla partita alunni vs. professori alla Scuola Media Bramante di Vigevano, dove sto precariamente insegnando educazione fisica. Mi sento in forma, e il mio istinto rapace da bomber di area di rigore mi supporta ancora. Peccato che il dribbling non c’è e non c’è mai stato, e in un goffo tentativo di scartare un avversario scivolo sopra la palla e, con un volo fantozziano, batto una colossale sederata a terra. La partita prosegue, faccio goal, vinciamo e firmo autografi, ma il mio osso sacro ancora ne risente. Ma per la Fondazione De Marchi, tra 10 giorni, ci devo essere.

Dopo aver rotto il mio fioretto con gli antinfiammatori, domenica 5 aprile 2014 mi presento per fare i 9 km finali della Milano Marathon insieme agli amici e ai volontari che fanno tanto, davvero tanto, per questo ospedale pediatrico. A correre con me, quest’anno, ci sarà un altro personaggio d’eccezione: Gigi Sammarchi, quello della mitica coppia comica Gigi & Andrea che tanto si è fatta apprezzare negli anni ’80 e ’90. Gigi, adesso, è un bel signore brizzolato (somiglia molto al politico Antonio Razzi, ma non diciamoglielo…!) che si gode la vita, facendo jogging al Parco Sempione e adoperandosi per fare del bene. Restiamo, assieme, in attesa dei nostri rispettivi staffettisti, e troviamo il tempo di fare due chiacchiere e goderci la bella giornata di sole milanese. Passano minuti, e finalmente il suo cambio arriva. Non il mio. Eppure, lo staffettista che doveva consegnarmi l’ideale testimone era un esperto runner, e sarebbe dovuto arrivare molto presto. Mi preoccupo un po’, aspetto dell’altro, poi Gigi ed io decidiamo di partire assieme (io senza il mio cambio, chissenefrega). Dovremo correre per 9 km circa, poi tutti gli amici della De Marchi si uniranno a noi, come sempre, per tagliare tutti assieme il traguardo.

Partiamo, facile, tra una chiacchiera e l’altra, a un perfetto 6’00”/km di ritmo. La giornata è calda e soleggiata, i ristori ci sono ancora così come i milanesi incazzati in auto che, come ogni anno, ci riempiono di improperi, dando come sempre prova di altissima cultura sportiva. Andiamo avanti e troviamo anche il tempo di recuperare un bel po’ di posizioni: superiamo qualche maratoneta disperso partito 5 ore prima, e anche qualche staffettista più lento di noi (e ce ne vuole!). Ma non abbiamo fretta: vogliamo goderci la giornata e la nostra sgambata solidale. L’asta, con attaccata in bella mostra la bandiera firmata dai bambini della De Marchi, non pesa poi così tanto. Ad un paio di chilometri dalla fine sento una voce amica che mi incita: “Vai Andrea!”. E’ quella di Stefano Baldini, il grande maratoneta adesso Ct della Nazionale giovanile di atletica. Non se essere felice e lusingato del suo incitamento, o distrutto dal fatto che lui sia lì dopo essere arrivato da tempo con la sua staffetta, rifocillato, fatto la doccia e già pronto con la valigia per ripartire… La prendo bene, tanto ormai manca poco. A 500 metri dall’arrivo ci aspettano tutti gli amici della Fondazione De Marchi che taglieranno il traguardo insieme a noi. Quest’anno siamo davvero tanti, e le nostre maglie rosse danno un bel colpo d’occhio in una bella giornata di sole. Arrivano gli applausi, il taglio del traguardo (con l’asta) e poi le interviste di rito. Missione compiuta, anche quest’anno. Arrivederci al 2015!

PS: l’antinfiammatorio alla fine ha funzionato 🙂

ARTICOLI CORRELATI

Correre fa bene…anche con l’asta!

Io corro (con l’asta) per la Fondazione De Marchi!

Io corro (piano) per la Fondazione De Marchi!

Selfie con Gigi Sammarchi prima della partenza della staffetta alla Milano Marathon 2014
Selfie con Gigi Sammarchi prima della partenza della staffetta alla Milano Marathon 2014

(1547)

La mia Deejay Ten

Per i detrattori che immaginavano che il mio rapporto con il running si fosse ormai interrotto…a questo punto dovranno ricredersi! A dire la verità, il mio rapporto con la corsa non è né di amore né di odio, bensì di tacita sopportazione. Ultimamente ho avuto di meglio da fare (gli allenamenti con i “miei” astisti di Vigevano, grandi partite a basket…), ma poi è arrivato un apppuntamento al quale non si poteva mancare: la Deejay Ten.

Arrivato dunque con una forma ancor più pessima del solito, l’obiettivo era uno solo: coprire i 10 km del percorso sotto il limite “della decenza” di un’ora. Dopo una colazione “tecnica” (due brioches al cioccolato e caffè) e come sempre senza un secondo di riscaldamento e stretching, eccoci finalmente alla partenza. Gli amici, venuti da Vigevano con noi, si stavano riscaldando già da tempo. Raccomandati dall’amico e collega Genny Di Napoli, Manuela ed io ci siamo catapultati in prima fila del gruppone degli oltre 4000 partenti della gara. “E se ora mi calpestano?” ho pensato subito, immaginandomi la torma di atleti, pseudoatleti ed orgogliosi tapascioni (tutti vanno più forte di me) che con piglio agonistico mi passavano sopra come un branco di bisonti.

E poi lo sparo: dopo pochi metri conquisto subito i margini della strada e vedo sfilare davanti a me gente, gente e ancora gente. Ma quanti sono? E tutti vanno così più forte di me? Mi sorpassa Bortolino, specialista Viginon che ha una grande somiglianza (separati alla nascita?) con l’ex campione di volley Steve Timmons. E mentre affondo nel ventre molle del gruppone, quello degli stinchi pelosi e delle incipienti ritenzioni idriche, passa il primo chilometro ad un ritmo ben troppo forsennato per me: 4’30”. Scalo marcia e comincio a puntare i miei “soliti” avversari: signore attempate, uomini in palese sovrappeso, turisti ed avventori. E finalmente arriva lui, l’ex sessantottino barbuto: ma sarà lo stesso della gara di Loano dello scorso anno? Boh, io però non lo mollo: seguo il “Barba”, lo accompagno per qualche chilometro e al settimo (ovvero quando i migliori hanno già tagliato il traguardo…) lancio l’attacco. E qui comincia la rimonta: mi “mangio” due signore attempate, tre cicciotti, un palestrato ed un peloso. Il “Barba” è battuto, anche stavolta. Al traguardo il mio tempo effettivo è di 51’40”, che mi varrà il 2291° posto su 3474 arrivati. L’amico Ottavio Andriani, vincitore della corsa, è arrivato “solo” 21 minuti prima di me: ma entrambi abbiamo fatto fatica.

Il gruppo di "tapascioni" di Vigevano alla Deejay Ten 2009

(642)

IMBATTIBILI!

Neppure la pioggia ci ha fermato. Una pioggia fine e fastidiosa, più inglese che padana. E neppure il mio “storico” e cronico mal di schiena, evolutosi per l’occasione in contrattura muscolare a causa dell’umidità, del duro lavoro (a cui non sono abituato) e di altri particolari che vi racconterò più avanti. Ma Carlitos ed io non potevamo certo mancare alla partenza della Family Run, gara di 4 km non competitiva ma assai sentita, che ogni anno fa da contorno alla Scarpa d’Oro Half Marathon di Vigevano. Per confermare il titolo dello scorso anno di “cane e padrone più veloci” e dimostrare di essere i più forti. Ovviamente, ce l’abbiamo fatta.

Non che tutto sia stato così facile, anzi. Innanzitutto, io ci ho messo del mio. Partendo dal venerdì precedente, quando al termine di una giornata “operaia” passata ad allestire striscioni pubblicitari per l’Half Marathon, vedendo saltare con l’asta alcuni amici di Vigevano anche a me è venuta l’incauta idea di riprovarci, dopo quasi due anni che non prendevo un’asta in mano. Gara secca, agonistica, nel quale i miei 4,20 con 10 passi di rincorsa (con scarpe di gomma slacciate e tuta “da operaio”) mi hanno permesso di vincere il titolo di campione del giorno.

Fisioterapia prima della Scarpa d'Oro 2009

Il giorno successivo, il sabato, è arrivata la pioggia a rendere più umidi i nostri allestimenti, e a far cantare ancora più forte la mia schiena malandata. Complice anche l’ora in meno dormita a causa del cambio dell’ora sono così arrivato a domenica mattina, momento della gara, completamente distrutto, tanto da pensare di non presentarmi nemmeno alla partenza. Ma nello stesso momento è arrivato lui, con il pettorale già ben fissato sulla schiena e la coda in perenne movimento alla ricerca di un gioco, del cibo o magari di una bella cagnolina. Non si poteva dire di no a Carlitos, e dunque mi sono presentato regolarmente ai nastri di partenza della Family Run. Prima, però, di essere passato da una brava fisioterapista che, quantomeno, mi ha permesso di riportarmi in stazione eretta (vedi foto qui accanto).

Pronti via, ma lo start non è stato brillante come lo scorso anno. Un po’ per i miei acciacchi, un po’ perché il buon Carlitos odia l’acqua e quindi anche la pioggia, e dunque non pareva così ispirato a correre. Così, quando mi aspettavo che mi trascinasse per le via cittadine e l’ho visto solo trotterellare con aria annoiata, sono stato costretto io a tirare lui. Ed in più, per Carlitos ogni angolino era buono per fermarsi, alzare una zampa posteriore e marcare con nobile pipì la regalità del suo passaggio. Così, a strappi, siamo andati avanti, fino a quando non mi sono visto dietro la sagoma di un meticcio di cane lupo con il padrone di corsa. “Eh no Carlitos – ho pensato – non possiamo mai perdere“. “Eh no Andrea – avrà pensato lui – il cane più veloce di Vigevano sono io, quindi anche se non ho molta voglia, corriamo!“. Ed ecco che, come per miracolo, la grande coppia si è rimessa in moto come ai vecchi tempi, attuando una progressione imperiale che, nell’ultimo chilometro e mezzo, gli ha permesso di staccare nettamente qualsiasi altra forma animale che non sia l’uomo. Primi, anche quest’anno. Praticamente imbattibili!

Al traguardo della Scarpa d'Oro 2009...primi!

(717)

1h58’53″: che “mezzo”-maratoneta!

I maratoneti di tutto il mondo sono avvisati: Andrea Giannini sta arrivando! Senza un grammo di allenamento (per fortuna: ucciderebbe la fantasia!), senza un grammo di cognizione di causa (beata l’innocenza) ma con diversi kilogrammi in più da portarmi dietro (naturalmente è massa muscolare…) ho sfatato il “mito” della Mezza Maratona, correndo a Pavia in 1h58’53″. I detrattori del sondaggio, adesso, possono pure fuggire: chi mi ha dato fiducia e ha detto “un tempo intorno alle due ore” è il naturale vincitore, mentre per chi ha votato “vince e fa il record del mondo” l’appuntamento è soltanto rimandato alla prossima gara…

Partiamo da sabato: giornata da atleta-asceta dopo un venerdì (come al solito) di bagordi, con la scusa del “carico glicemico” mi sono ingurgitato, tra pranzo e cena, circa 8 etti di pasta (che adoro). Arrivata la domenica, mi sveglio con la solita voglia di tornarmene a letto: non per paura della gara, ma nemmeno con lo”sguardo da tigre” con cui mi svegliavo quando facevo salto con l’asta. Il tempo di una colazione e si parte per Pavia: arrivati in zona partenza un caffè, un bicchiere di integratore ed il primo dilemma: “dov’è la toilette?”. Giro che rigiro non trovo una latrina che sia una: è già tempo di avvicinarsi alla partenza e mi tengo tutto, con conseguente colite fulminante che mi accompagnerà per tutta le gara ed oltre.

Pronti via: si parte e mi lascio come sempre trascinare dal basso ventre del gruppo dei 1100 partenti. Trovo in una nuova coppia di burocrati i miei naturali avversari di giornata, li punto con sguardo di sfida e mi attacco a loro come il peggiore dei succhiaruote. Manuela, anche quest’oggi è con me, mi lascia un po’ andare avanti e si fa la sua “mezza” sorridendo e guardando il paesaggio circostante. Davanti a me: tecnico come non mai, vedo sfilare non un avversario ma un “buon esempio” da seguire: è Daniele Albertini, ex martellista mio compagno di squadra in Cento Torri Pavia e adesso valente runner e fitness-man. Nonostante la differente specialità di provenienza lui adesso, a differenza mia, per correre si allena. Ed i risultati si vedono.

Il ritmo è vivace (per me, s’intende): intorno ai 5’40″/km. Passo così i primi 10 km in 56 minuti e spiccioli, quando arriva il pit-stop: Manuela si infila in un bar e riappare due minuti dopo decisamente rinfrancata (si immagina do cosa) mentre io sono ormai affezionato alla mia colite. Si riparte e grazie al riposino, il ritmo sale: 5’20″, 5’10″, 5’00″, 4’50″/km. Tutti quelli che erano andati avanti durante la mia sosta li sto riprendendo con passo baldanzoso: coppie di fidanzati, corridori un po’ agé ed infine ecco il mio burocrate (l’altro si era perso, nel frattempo): superato a velocità doppia!

Al traguardo assieme a Daniele Albertini, ex lanciatore di martello

Doppia come la mia vista negli ultimi chilometri: sento l’incitamento del pubblico quello di Manuela che mi trascina come se fosse il suo cane Carlito, vedo madonne e madonnine e poi il traguardo: è fatta! Tempo ufficiale: 1h58’42″. Tempo reale: 1h58’53″ perché alla partenza avevo erroneamente scambiato il chip con Manuela, arrivata leggermente prima di me: quando si dice l’esperienza… Vedo Albertini, arrivato da un paio di minuti, che mi aspetta e mi saluta, con un abbraccio che significa “che fine che abbiamo fatto”…”. Una bella fine, non c’è che dire. Dopo anni monotematici di tecnica, forza, esercizi analitici e non, abbiamo aperto i nostri orizzonti e fatto qualcosa di nuovo. Ogni tanto è bello cambiare, fare nuove esperienze ed esplorare i propri limiti, anche quando sono poco al di là del proprio naso.

L’ultima parola, come sempre, è un appello alla povera Fidal, visti anche i non esaltanti risultati della concomitante Maratona di Carpi (brava Rosalba Console, per fortuna). Sono pronto a mettermi a disposizione per la squadra di maratona: sono già abbastanza vecchio per non abbassare l’età media, vado piano e per me va bene qualsiasi allenatore. Pensateci.

(798)

Runner recidivo

Non dico che ci ho preso gusto…ma dopo qualche mese dalla mia prima impresa ci ho riprovato. Mentre da molte parti d’Italia si celebrava il funerale dell’atletica leggera, con le improbabili finali dei Campionati di Società (leggasi: scudetto dei poveri) che hanno visto vincere chi è riuscito a tesserare più atleti militari o stranieri, io mi sono imbattuto di nuovo nell’incantevole tapascismo provinciale. Domenica scorsa, infatti, ho partecipato alla seconda edizione del Giro delle Mura di Loano, gara di 10 km perfettamente organizzata nella cittadina savonese. Risultato: 211° (su 277 arrivati) con il tempo di 51’10″. Test riuscito che mi fa lanciare una nuova sfida: la Mezza Maratona di Pavia del 12 ottobre.

Certo, in senso assoluto la mia performance è ben lontana dalle pur oneste prestazioni che facevo quando saltavo con l’asta. Però ci sono da fare dei distinguo: allora mi allenavo con un pazzo, e adesso vado a correre quando ho voglia, senza regole o quando mi sento troppo ciccione; allora ero professionista, e adesso devo guadagnarmi da vivere lavorando (poco) però mi adeguo; infine, al salto con l’asta un po’ ci ero portato, al running no. Obiettivo dichiarato alla vigilia: scendere con facilità sotto l’ora, magari anche sotto i 55 minuti. Alla fine, ho deciso che dovevo correre almeno la metà del record del mondo (26’17’53″ di Kenenisa Bekele)…e ce l’ho fatta!

Anche stavolta, il mio incedere con zoccolo ferrato da cavaliere medievale ha fatto paura a molti, però l’importante era arrivare in fondo…Cronaca della gara. Beve riscaldamento seguito da stretching per la catena posteriore e soprattutto per il mal di schiena (quella mattina, come ormai quasi tutte, mi ero svegliato piegato in due come una sdraio). Languida occhiata al percorso, che tutti i provetti runners avevano già maniacalmente perlustrato. Occhiata molto più interessata (e con ghigno di sfida) ai miei probabili avversari in gara: signora 60enne con bigodini ancora sulla testa, ex sessantottino folgorato da poco dalla corsa, burocrate cicciotto che ha avuto un brutto incontro con lo specchio, ed infine non poteva mancare il Matusalemme delle corse su strada, classe ’30 di quelli che “se arrivo dietro di lui, mi butto direttamente nel porto di Loano col sasso al collo”.

Nel bel mezzo a queste elucubrazioni la gara è partita, la mia dolce Manuela mi ha salutato (non poteva sopportare l’onta di accompagnarmi un’altra volta, d’altronde lei corre davvero) ed io mi sono fatto trascinare per qualche centinaia di metri dalla pancia del gruppo. Ben presto la pancia è diventata intestino, prima tenue e poi crasso, poi è meglio finirla qui. Primi due chilometri a ritmo fin troppo baldanzoso, tenendo a bada il burocrate con pancetta: 10 minuti stecchiti. Matusalemme e bigodino erano già indietro, per fortuna. A quel punto ho scalato un po’ marcia, mentendomi ad un ritmo un po’ più lento (diciamo intorno ai 5’20″/km) a galla esattamente tra l’ex sessantottino e il burocrate. Metà gara e rifornimento (a proposito, ma come s fa a bere correndo?) in 26 minuti esatti. La seconda parte, però, è stata un trionfo: definitivamente staccato il burocrate, mi sono avventato sul sessantottino (e sua moglie) e l’ho passato ad un chilometro dalla fine: qui ho messo in atto una delle progressioni più belle della storia del mezzofondo, una cavalcata delle Valchirie in salsa maremmana (povero Wagner, oddio…) che però mi ha permesso di passare nell’ultimo chilometro almeno una ventina di concorrenti. Il resto poi, è prassi, compreso l’avventarsi sulle prelibate schiacce del rifornimento post-gara. Non c’è che dire, anche stavolta mi sono divertito. L’importante è che burocrati e sessantottini siano sempre appassionati di running!

(608)

Corriamo ancora…e siamo su “Runner’s world”!

Carlitos ha colpito ancora. Come potete vedere dall’immagine qui accanto, siamo su Runner’s World del mese di giugno! Senza dubbio una bella sorpresa, anche se mi è doveroso ringraziare l’amico Marco Marchei (lui si che è un ‘mito’ tra i runners…), direttore della rivista che ha colto con grande simpatia lo spirito delle nostre scampagnate. A proposito di scampagnate, domenica scorsa ci abbiamo riprovato. E stavolta i chilometri sono diventati ben 15 abbondanti. Di buona mattina Manuela io e l’ormai ‘mitico’ meticcio nero abbiamo partecipato ad una gara non competitiva, che si snodava nella campagna e nei bellissimi boschi intorno Vigevano. Stavolta, però, a parte qualche incrocio pericoloso con alcuni cagnolini, il guinzaglio l’abbiamo tolto, per una bella corsa libera all’aria aperta!

L'articolo di Runner's World di giugno 2008

Tempo finale: 1 ora e 40’, che significa intorno ai 6’30” al chilometro. Bisogna considerare però tre lunghi ristori, in cui Carlitos ed io ci siamo mangiati nell’ordine: 3 pezzi di focaccia morbida, 4 tarallucci, 2 savoiardi e un pezzo di crostata alla marmellata. Manuela, da buona salutista, solo acqua. Il percorso, come detto, è stato molto suggestivo. Carlitos ha corso quasi sempre appaiato a noi (davvero bravo…) salvo alcuni momenti, coincidenti con gli spazi aperti, in cui non ha resistito nel cacciare lucertole, uccellini e…nutrie.

Scherzi a parte, è stata una gran bella corsa. Chiaramente, dei tre il più affaticato al traguardo ero io. Carlitos si è subito affrettato a tornare dalle ‘sue’ lucertole. Il bel tempo per fortuna ci ha favorito, come del resto è stata gradita la classica ‘risottata’ finale preparata dai bravi organizzatori dell’Avis Vigevano. Anche stavolta ci siamo divertiti. Ed io sono sempre più pronto per l’ esordio nella ‘mezza’…!

Articoli correlati: La “Mezza” di Vigevano, Carlitos ed io

(670)

La bella storia di Cristiana Artuso

E’ una delle migliori mezzofondiste italiane del momento. Ha partecipato a numerosi eventi internazionali (come gli ultimi campionati Mondiali Militari di Cross di Thun, in Svizzera) ed è una delle punte di diamante del Gruppo Sportivo Esercito. E’ infine una delle migliori espressioni sportive della mia terra, la Maremma. Ma pochi conoscono la storia di Cristiana Artuso: una storia difficile, che ha attraversato il buio tunnel dell’anoressia. Un tunnel dal quale però anni fa, ha avuto la forza di rivedere la luce e di tornare ad essere più forte di prima, nell’atletica come nella vita.

Oggi Cristiana, 30 anni, sposata con Andrea, corre per professione e per diletto. Nel frattempo trova il modo di portare avanti tanti altri progetti: giornalista pubblicista, gestrice di una palestra per ragazzi diversamente abili e, ultimo ma solo in ordine di tempo, testimonial di Avon Running: il circuito di corse podistiche, che attraversa tutta l’Italia facendo tappa a Bari, Roma, Napoli e Milano, esclusivamente dedicato alle donne. Donne che, come Cristiana, hanno storie da raccontare, o che con la propria esperienza possano contribuire in qualche modo ad aiutare, incentivandolo, l’universo femminile. Ed in questo caso, Cristiana Artuso ha molto da raccontare, ed ha deciso di farlo anche tra noi.

Cristiana, raccontaci la tua storia…

Ero una giovane promessa dell’atletica leggera, ma intorno alla maggiore età la mia sensibilità mi ha portato verso il meccanismo inconscio, e diabolico, della non accettazione di me stessa, e di conseguenza, del mio corpo. Come purtroppo accade di solito, ho cominciato a rifiutare il cibo ed a perdere peso, perché mi detestavo: detestavo il mio corpo e tutto ciò che mi stava attorno.

Come ne sei uscita?

Non è stato facile, ma la fortuna è stata quella di avere intorno a me un’équipe medica (quella di Villa Garda, nei pressi di Verona ndr) di primo livello, che mi ha aiutato sin dal primo momento. E poi non ho mai smesso di crederci.

Prima della tua malattia era una grande promessa dell’atletica italiana. Dopo sei diventata una certezza. Te l’aspettavi?

Nel mio cuore c’è sempre stata la pista di atletica, non mi ha mai abbandonato anche nei momenti più difficili. E’ il mio grande amore, e non l’ho mai dimenticato. Casomai, è cambiato il modo di rapportarmi con lo sport: prima misuravo il valore di tutto in base ai risultati, adesso ho imparato a correre per divertimento, senza troppi patemi.

Cristiana Artuso in maglia azzurra (archivio Fidal)

…Ed i risultati, negli anni, sono arrivati lo stesso. Te l’aspettavi?

Sinceramente no, e nemmeno ci pensavo. Quando sono uscita dall’anoressia ero una persona diversa: provata, ma rinforzata nel carattere. Tornare a correre è stato automatico ma, come detto, con uno spirito diverso. E piano piano sono tornati anche i risultati.

Ricordi qualche momento particolare della tua esperienza?

Quando entrai in clinica ero provata, però cercai subito tutte le informazioni possibili per riprendermi, e cercare di uscire dall’anoressia prima possibile. Da lì mi sono detta che, qualora ne fossi uscita, avrei esternato la mia storia come faccio adesso, grazie ad Avon Running.

E’ difficile uscire dall’anoressia per quanto è facile entrare?

Entrarne è davvero facile. Basta avere una sensibilità particolare che anche il più piccolo disagio diventa un dramma, che poi si trasforma nella non-accettazione di se stessa e del proprio corpo. Uscirne, come detto, è difficile dal punto di vista psicologico, ma non certo impossibile: basta avere molta perseveranze e le persone giuste accanto.

Tu hai scritto un libro (“Ritorno al porto”) che parla in maniera specifica della tua esperienza, ed hai avuto uno stretto scambio epistolare con l’allora Ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili, Giovanna Melandri, la quale ha apprezzato molto il tuo sforzo nel diffondere la prevenzione. Un grande impegno, insieme alle tue altre attività. Pensi di proseguire in futuro?

Il mio sogno, oltre ovviamente quello di continuare a correre il più a lungo possibile, è quello di portare avanti le mie tante attività. La palestra per i ragazzi diversamente abili è stato una grande conquista, che spero si possa ingrandire ancora di più. Parallelamente, mi piacerebbe restare nell’Esercito, anche come istruttrice, così come mi piace scrivere di atletica e di sport. Ma non dimentico certo l’impegno per cui sono all’Avon Running, sperando che l’anoressia possa diventare solo un incubo da scacciare per migliaia di ragazze.

(1151)

La “Mezza” di Vigevano, Carlitos ed io

Si può correre in tanti modi. C’è chi lo fa per professione, chi per diletto. Chi per rinascere, chi per dimagrire. C’è anche chi, masochisticamente, lo fa per soffrire. Chi per fermare il tempo, chi per misurarlo. Chi con la pioggia, chi con la moglie, chi con un amico occasionale ed anche chi con l’amante. Io, l’altro giorno, l’ho fatto con Carlitos. Carlitos è il simpaticissimo e vivacissimo meticcio (di madre Breton, e padre ignoto…) della mia compagna Manuela. Con lui ho fatto la Family Run, gara non competitiva di contorno alla più importante Scarpa d’Oro Half Marathon, che si è tenuta a Vigevano lo scorso 30 marzo e della quale, da “volontario interessato”, ho fatto parte dell’organizzazione. Nonostante queste “fatiche”, Carlito ed io ci siamo puntualmente presentati ai nastri di partenza: poco riscaldamento, niente stretching, un paio di ringhiate all’avversario principale (un grosso Labrador)…e via!

Lo sparo ha un po’ sorpreso il buon Carlitos, che però non ha poi esitato a mettersi in marcia. A che ritmo però! Galoppo sfrenato, mentre mi guardava felice (e forse con un po’ di compassione) mentre mi trascinava tra le vie cittadine. Ho capito subito che per me, quel ritmo (intorno ai 4 minuti al km) era decisamente “generoso”, ma non mi restava che assecondarlo: dovevamo vincere! E allora non mi è restato altro che farmi trascinare per quei 4 km a ritmo (per me) sfrenato, conditi da un paio di “pit stop” per bisogni fisiologici (non miei s’intenda!) ed occhiate dolci a qualche bella cagnolina che guardava interessata la competizione. Nessun cane poteva certo seguire quel ritmo, e allora di corsa verso il traguardo…PRIMI!!!

Nella mia carriera di atleta mi è capitato (qualche volta) di vincere, ma mai di aver ricevuto un’accoglienza così trionfante: uno stadio intero che ci acclamava. Forse che abbia sbagliato qualcosa in precedenza? Eppure il salto con l’asta è una disciplina spettacolare…Ma no, diciamocelo, vincere è sempre bello, a qualsiasi livello ed anche solo per semplice diletto.

C’era poi chi, la competizione, l’ha fatta per davvero. Sono stati i 1200 partenti della Scarpa d’Oro Half Marathon, che si sono dati battaglia per le vie di Vigevano e le campagne della Lomellina. Nomi importanti del running italiano e mondiale (Lucilla Andreucci, Maura Viceconte) e non solo (c’era anche il grande Linus, ormai onnipresente dove c’è da “tapasciare”). Per la cronaca, hanno vinto Mirko Zanovello (1h09’06”) tra gli uomini, e Lucilla Andreucci (1h19’49”) tra le donne. Particolarmente positivo è stato anche il ritorno (al suo vero amore, più che all’agonismo) della rpimatista italiana e grande interprete della maratona Maura Viceconte, quarta tra le donne. Lucilla Andreucci è invece stata autrice di un proficuo allenamento, sorridendo per 21 km e mostrando tutto il suo amore per la corsa all’aria aperta, lontana dall’opprimente caos cittadino. E che ha contagiato anche il suo compagno Antonio, ormai divenuto anche lui un provetto “runner”.

Ma stavolta anch’io sono salito sul “cavallo” giusto. E’ un piccolo cane, ma galoppa come un equino. Forza Carlitos!!!

(646)

Translate »