Un nuovo record italiano per Giusy Versace: 27”95 sui 200 metri

Un nuovo record italiano per Giusy Versace: 27”95 sui 200 metri

Milano, 1° maggio 2016 – Questo 2016 sembra davvero aver messo le ali a Giusy Versace. L’atleta paralimpica in forza alle Fiamme Azzurre ha infatti ottenuto ieri, sulla pista di Nembro (Bg) in occasione dei Campionati Regionali Open FISPES, il nuovo record italiano T43 sui 200 metri con 27”95 (vento: + 1,2).

Una grande prestazione per Giusy, che è andata a migliorare di quasi un secondo il suo precedente record – 28”86 – ottenuto a Lodi l’11 maggio dello scorso anno. Questo risultato, unito al nuovo record italiano dei 400 metri (1’04”21) da lei ottenuto lo scorso 9 aprile a Grosseto, dimostra che il duro allenamento svolto durante i mesi invernali sta dando i suoi frutti: “Ancora non ci credo! – ha dichiarato a caldo Giusy – Sapevo di valere un buon tempo, ma mai mi sarei aspettata di scendere sotto il muro dei 28 secondi. Sono davvero felice per questo risultato, che mi ripaga del duro lavoro svolto in pista ed in palestra fino ad ora. Ma non finisce qui: da martedì si torna a lavorare per migliorarsi ancora”.

Giusy Versace, in mattinata, aveva corso anche i 100 metri, imponendosi con il tempo di 14”81 ma purtroppo penalizzata da un muro di vento contrario di -2,6 m/s.

L’atleta paralimpica sarà di nuovo in gara sabato prossimo, 7 maggio, a Pavia in occasione dei Campionati Regionali di Società Fidal, dove gareggerà in questo caso per l’Atletica Vigevano e scenderà in pista sui 400 metri con l’obiettivo di ritoccare ancora il suo primato italiano, in vista dei Campionati Europei Paralimpici di Grosseto (10-16 giugno) e, chissà, del sogno paralimpico di Rio 2016.

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Record italiano sui 400 metri per Giusy Versace agli Italian Open Championships di Grosseto!

Grosseto, 10 aprile 2016. Inizia nel migliore dei modi la stagione agonistica 2016 per Giusy Versace. La velocista paralimpica, fresca di tesseramento con le Fiamme Azzurre, ha fatto ieri il suo esordio in carriera sui 400 metri agli Italian Open Champioships di Grosseto, ottenendo subito il nuovo record italiano T43 con il tempo di 1’04”21, migliorando di oltre tre secondi il vecchio limite.

Un record, quello sul giro di pista, frutto dei duri allenamenti mirati che hanno caratterizzato la sua preparazione invernale, e ottenuto nonostante una prima parte di gara corsa un po’ troppo veloce: “Adesso so davvero che cos’è il giro della morte! – scherza Giusy – Nella prima parte di gara sono andata troppo forte e non ho saputo gestire le energie, così nell’ultimo rettilineo mi si è letteralmente spenta la luce. Parto da questo record – continua la velocista delle Fiamme Azzurre – che mi fa davvero felice, ma allo stesso tempo mi fa capire dove ho sbagliato e rendere conto che ci sono ancora tanti margini di miglioramento”.

Con l’1’04”21 ottenuto ieri a Grosseto sui 400 metri la Versace diventa così la primatista italiana T43 di 3 specialità: la velocista reggina, infatti, detiene anche il record italiano dei 100 metri, 14”44 ottenuto a Grosseto il 30 maggio 2014, e quello dei 200, 28”85 corso a Lodi il 10 maggio 2015.

Giusy Versace è poi scesa in pista questa mattina per la staffetta 4×100 metri con le compagne di Nazionale Monica Contraffatto, Federica Maspero e Alessia Donizetti: un ottimo test, con la miglior prestazione mondiale di 1’02”29 ed una potenziale arma in più in vista degli Europei Paralimpici, che si terranno ancora a Grosseto dal 10 al 16 giugno prossimo, e sempre con gli occhi puntati sulle Paralimpiadi di Rio.

(Foto di Ilario Uvelli)

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5,50 di asta, da junior, 20 anni fa. Il record è ancora lì.

24 settembre 1995. Allo stadio Maurice Chevalier di Cannes, per l’incontro internazionale Francia-Italia-Ucraina, tutti attendevano Jean Galfione, le roi de la perche. Arrivò con una Ferrari 250 coupé, tra due ali di folla, bello e sorridente come sempre. Tutti lo attendevano: il ragazzo bravo, belloccio e talentuoso di una Francia che amava (e ama) far bella mostra di sé.

Avrei gareggiato contro di lui: l’avevo visto e rivisto in VHS e per me era un modello da imitare. Mi tremavano le gambe al solo pensiero che avrei gareggiato con lui. Avevo 18 anni e mezzo e quella era la mia prima Nazionale assoluta, assieme a gente del calibro di Alessandro Lambruschini, Genny Di Napoli e Fabrizio Mori. Mi sentivo in forma: quell’anno avevo già portato il record italiano juniores a 5,41, e una settimana prima a Rieti avevo sfiorato i 5,45. La tensione, però, mi giocò un brutto scherzo, facendomi arrivare in terra di Francia con gambe rigide e indolenzite. Le mani esperte del fisio Daniele Parazza scacciarono indolenzimenti e timori.

24 settembre, il giorno della gara. Un bel vento favorevole sferzava la pedana di gara: cosa normale per i francesi che sono abituati giustamente a girare le pedane nella direzione giusta. Era e doveva essere la mia occasione. In tribuna, a seguirmi c’era Renzo Avogaro, il tecnico dell’asta e delle prove multiple che mi aveva visto crescere ed il cui perenne ottimismo mi infondeva grande fiducia. In pedana, accanto a me ad incitarmi, il compagno di nazionale decathleta Luciano Asta.

Inizia la gara. Misura di entrata, 5,00: fatto al primo tentativo. 5,20: facile, alla prima. 5,40: di nuovo al primo assalto. Molto bene. Si va direttamente ai 5,50. Il primo assalto è praticamente fatto, ma dimentico un braccio nella fase di svincolo e butto giù l’asticella. Non mi perdo d’animo: al secondo assalto tutti i tempi sono giusti e volo su, facile, sopra i 5,50, senza neppure sfiorare la barra. Record italiano juniores. Il pubblico, accorso numerosissimo per vedere jean Galfione, applaude caldamente. Lo stesso campione francese viene a congratularsi con me, dando ulteriore importanza alla mia impresa. Poi, sinceramente non ricordo i tentativi (sbagliati) a 5,60, come la seguente serata di baldoria con la Nazionale azzurra.

Ecco, sono passati 20 anni da quel giorno. All’epoca internet non era ancora arrivato, i telefoni cellulari pesavano mezzo chilo e servivano solo per parlare, le macchine fotografiche andavano a pellicola. Per fortuna una testimonianza è rimasta di quella bella gara. Oltre a un ricordo che non si cancellerà più e ad un record italiano junior di 5,50 che, a quanto pare, anche nell’epoca dei selfies e dei social media, è ancora saldamente al suo posto.

Cannes, 24 settembre 1995: m 5,50, Record Italiano Juniores

Cannes, 23 settembre 1995: m 5,50, Record Italiano Juniores
Cannes, 24 settembre 1995: la sequenza del mio record italiano Juniores di 5,50

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Lavillenie a 6,16: è iniziata una nuova era per il salto con l’asta

Chi, sin da bambino, è cresciuto con il mito di Sergey Bubka, stentava a credere quello che era successo. Lo Zar – l’uomo che con 35 record del mondo aveva portato il salto con l’asta ad una dimensione nuova e inavvicinabile – da oggi è quasi storia passata. Merito di un giovanotto francese non ancora 28enne, Renaud Lavillenie, che ha deciso di iscrivere con forza il proprio nome nella storia dello sport, saltando 6,16 al meeting Pole Vault Stars di Donetsk. Nella città e sotto gli occhi di Sergey Bubka, organizzatore dell’evento. Proprio lì, il grande campione ucraino aveva iscritto 21 anni fa uno dei suoi ultimi record saltando un 6,15 che – fino ad oggi – rappresentava la più alta misura mai raggiunta da un uomo nel salto con l’asta (il record del mondo all’aperto è di 6,14 sempre di Bubka). Ma il 6,16 di Renaud Lavillenie, vista anche la facilità con cui l’ha superato, apre nuove e suggestive prospettive nel mondo del salto con l’asta. Lo stesso Sergey Bubka, interpellato a caldo, si è detto molto felice di questo nuovo record, e sicuro che il francese possa arrivare molto più in alto.

Quello che impressiona di più di Renaud Lavillenie è soprattutto la sua atipicità. Di corporatura minuta (è alto 1,77 per 70 kg di peso) è assai differente dal classico di saltatore con l’asta alto e potente com’era Bubka. I suoi punti di forza, però, sono la grande velocità che riesce a sviluppare nei 20 passi della rincorsa, e soprattutto la leggerezza e la facilità con cui riesce a ricevere la spinta della sua asta. Rivelatosi per la prima volta nel 2009, dall’anno successivo ha vinto tutto tra Campionati Mondiali Indoor, Europei e Olimpiade. Dopo l’oro di Londra 2012 ha deciso che era il momento di cambiare, per cercare qualcosa di nuovo nel suo salto e nei suoi orizzonti. Dal suo vecchio allenatore – Damien Innocencio – è passato sotto la guida di Philippe D’Encausse, ex saltatore di alto livello e tecnico della federazione francese. Insieme hanno modificato la tecnica e l’approccio al salto. C’è voluto tempo per metabolizzare la nuova preparazione. Il 2013 è stato un anno di transizione, fatto di alti e bassi, soprattutto alla ricerca del “miglior controllo del salto” come da lui più volte dichiarato. La sconfitta ai Mondiali di Mosca per mano del tedesco Raphael Holdzeppe ha bruciato, ma è stata un ulteriore stimolo per entrare in una nuova dimensione. Già nell’autunno scorso si percepiva che qualcosa fosse cambiato: tutti i parametri fisici e tecnici erano migliorati, così come la grande facilità di utilizzare attrezzi più duri e performanti. Attualmente usa un’asta lunga 5,20 metri, che pesa più di 5 kg e che può sopportare il carico di un atleta di 90, con l’impugnatura della mano superiore a 5,15. Il primo risultato importante di Lavillenie è stato un 5,92 saltato in dicembre con solo 16 passi di rincorsa. Ma i veri acuti sono arrivati con il nuovo anno: 6,04 a Rouen il 25 gennaio, 6,08 a Bydgoszcz il 31 gennaio ed infine il 6,16 di Donetsk. Finita qui? Probabilmente no, visto che la stagione è iniziata da poco, e soprattutto l’ampio margine con cui ha stabilito il nuovo record del mondo. Per il salto con l’asta, e per l’atletica mondiale, è iniziata oggi una nuova era.

Leggi qui l’articolo in inglese: Lavillenie: a new era of pole vault has begun

Con Renaud Lavillenie nel 2013 (foto tratta dalla rivista AIPS)
Con Renaud Lavillenie nel 2013 (foto tratta dalla rivista AIPS)

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