Sport e Disabilità: il mio intervento al X Congresso dell’Associazione Luca Coscioni

Sport e Disabilità: il mio intervento al X Congresso dell’Associazione Luca Coscioni

Nei giorni scorsi ho avuto l’onore di poter essere a Orvieto tra i relatori del X Congresso “Laiche Intese” dell’Associazione Luca Coscioni, che da anni si batte per la libertà di cura e di ricerca scientifica. Uno dei tanti obiettivi è quello di aggiornare il nomenclatore tariffario per l’accesso agli ausili delle persone disabili, con la speranza di poter dare loro la possibilità di usufruire di protesi ed attrezzature sportive, nella ferma convinzione che lo sport possa essere un universale mezzo di integrazione e riscatto sociale. Di seguito il mio intervento integrale che cerca di far luce sul problema.
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About a Boy

L’odore di gomma della pista. Il lontano rumore di un irrigatore ad accompagnare il cinguettio degli uccelli. Il sole delle 9 di un mattino di giugno ancora dolce e tiepido. Lui arriva, puntuale come sempre, a bordo della sua bici. Un rapido briefing, apro la mia cartellina verde “con il campo di calcio disegnato” e discutiamo il programma del giorno, mandato dal Sudafrica dal suo coach Ampie e concordato con noi punto per punto. Le gambe da passeggio lasciano il posto alle cheetahs, ed ecco che la pista si trasforma in un tappeto di fatica, di sacrifico, di sudore. C’è da costruire un sogno, centrare un obiettivo, e niente è regalato.

Questa è la mia fotografia di due estati speciali (2009 e 2010) trascorse assieme ad una persona speciale. Una persona che è stata capace di raggiungere i propri obiettivi, e di coronare i sogni suoi e di tant’altra gente. Anche di chi, come me, ci ha sempre creduto. Alla fine del 2010 le nostre strade si sono divise: lui ha accettato di spostarsi a Gemona, in Friuli, io ho deciso di non seguirlo perché avrei troppo stravolto la mia vita. Siamo rimasti amici, in contatto seppur più sporadico, ed ho gioito quando l’ho visto raggiungere i traguardi che sognava. Ho pianto in diretta tv quando è sceso in pista alle Olimpiadi di Londra. Un sogno che si avverava, ed una gioia per chi, come me, l’ha sempre supportato ed ha combattuto con lui senza se e senza ma.

Oggi, qualcosa è cambiato. C’è stata una tragedia. Una ragazza è rimasta uccisa. Era la sua fidanzata, e lui è il primo indiziato. Adesso, ci sarà da stabilire il come e il perché. Per noi, forse, questo perché resterà sempre un mistero, una domanda ossessiva che ci ripeteremo a lungo, una macchia nera sull’immagine e sulla vita di un ragazzo che ricordiamo positivo, gentile, sempre disponibile e cordiale con tutti. E mai e poi mai violento, almeno nel periodo in cui ho avuto il privilegio di stare al suo fianco. Un po’, è vero, ci siamo sentiti tutti traditi e ingannati, ma non è questo il punto.

Forse qualcosa era cambiato in lui, forse un germe di malessere si era annidato nel suo animo buono. Magari qualcuno doveva percepirlo e segnalarlo. Ma queste sono tutte supposizioni, frivole come le speculazioni plasmate ad arte su chi lo dipingeva violento, dopato (non ci sono ancora prove certe, per fortuna) e instabile, e che purtroppo hanno colpito anche me, ribaltando completamente certi miei pensieri e drogando il mio sgomento con una rabbia più profonda. E’ la stampa, bellezza! No, a tutto c’è un limite e d’ora in poi, salvo rare occasioni, tutti i miei pensieri li terrò per me, onde evitare speculazioni che possano infangare la sua e anche la mia immagine.

Adesso, ci penserà la Giustizia a fare il suo corso. Non resta che aspettare i fatti.

Solo un’ultima parola: sarò folle, sarò egoista, ma io a questo ragazzo voglio ancora un po’ di bene.

VERSIONE IN INGLESE / ENGLISH VERSION – AIPS WEBSITE

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Oscar Pistorius e le Olimpiadi: un sogno nato in Maremma

La vita è bella perché permette di affrontare di petto tante sfide: nello sport contro gli avversari, il cronometro o la fettuccia metrica, ma anche tutti i giorni contro pregiudizi, ignoranza e luoghi comuni.

La grande vittora di Oscar Pistorius – che alle Olimpiadi di Londra correrà sia i 400 metri che la staffetta 4×400 metri con la maglia del Sudafrica – rappresenta il sunto di tutto questo, di un pugno di anni passati a sudare nei campi ma anche a combattere nelle aule dei tribunali contro chi considerava (e c’è chi lo fa tuttora) un ragazzo che aveva solo voglia di correre e di confrontarsi con gli avversari, come un mostro a sette teste che avrebbe sconquassato il pacifico (ma anche terribilmente conservatore e noioso) arengo dell’atletica internazionale.

Con Oscar Pistorius in allenamento al Campo “Bruno Zauli” di Grosseto

Era il maggio del 2008 e una sentenza del Tas di Losanna dette finalmente la possibilità a Oscar Pistorius di correre in tutte le gare internazionali, Olimpiadi comprese. Pechino era troppo vicina perpensare di raggiungere lo standard di qualficazione, per cui ci sedemmo a un tavolo e decidemmo di preparare al meglio il quadriennio successivo, puntando su Londra: due anni di “costruzione”, puntando tanto sugli allenamenti in pista ed in palestra, altri due di “prestazione”, dove si sarebbero privilegiate le gare per confrontarsi con i migliori atleti internazionali. E la vera è propria “costruzione” è avvenuta in Maremma, sulla pista del campo scuola “Bruno Zauli” di Grosseto, nelle estati 2009 e 2010. Ore e ore passate in pista, altrettante nell’adiacente palestra con un lavoro di forza costruito appositamente per le sue esigenze, altre ancora sotto le sapienti mani di Francesco Ambrogi e Sebastiano Zuppardo: un sogno si costruisce anche in squadra. Un sogno che adesso, come nelle più belle storie, è diventato realtà.

Poco importa se adesso Oscar è diventato grande, se non brucia più la pista del Campo Zauli ma si esibisce solo nei più importanti anelli del mondo. Lui è stato qui, qui è cresciuto e soprattutto, come ha sempre fatto nella sua vita, non dimentica da dov’è venuto, e da dov’è passato. Saremo con lui a Londra, e nelle altre grandi sfide che affronterà in futuro.

Forza Oscar!

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Corri, Oscar, Corri!

Questa notte, 4.15 ora italiana, il mondo dell’atletica cambierà per sempre. Finalmente. Oscar Pistorius farà il suo ingresso allo stadio di Daegu, e correrà le batterie dei Campionati del Mondo. Il primo (e rimarrà l’unico per molto tempo, credo) a riuscirci, ostinatamente e meritatamente. Non contro tutto e contro tutti, ma contro molto e contro molti. A partire dalle ultime voci di disturbo, a mio avviso create ad arte per guastargli la festa, come lo studio del fantomatico dottor Tucker dell’Università di Pretoria che, grafici e dati scientifici alla mano, a quanto pare, è arrivato alla conclusione che “Oscar Pistorius può guadagnare 10 secondi in un 400 metri”.

Che guadagni o non guadagni credo che non lo sapremo mai con certezza, ma credo che la grossolanità di quest’affermazione vada a smentire automaticamente grafici e grafichetti che fanno da corollario allo studio. E poi, quel che fa più male, è la tempistica dell’uscita della pubblicazione: tre giorni prima che Oscar Pistorius scenda in pista del suo Mondiale (peraltro, ricaordiamo, guadagnato grazie al minimo A di 45”07): disturbo preventivo o facile veicolo di pubblicità?

In una mia intervista su “La Repubblica” di 2 giorni fa, a firma di Emanuela Audisio, ho preso le difese di Oscar (sono parziale e fazioso, lo so, ma conosco la persona e gli ho visto cadere ogni stilla di sudore per arrivare a questo traguardo) ponendo l’accento soprattutto sulle difficoltà che questo ragazzo incontra nella programmazione dell’allenamento. Al saldo: niente squat con 200 kg, niente balzi tra ostacoli, niente balzi un buca. Il lavoro che gli abbiamo creato è solo un palliativo, ma non è certo la stessa cosa. Può bastare? Come del resto, può bastare una sentenza del Tas a lui favorevole, ed un minimo A guadagnato sul campo a farlo correre?

Stanotte, io sarò a correre con lui. Con le gambe, con la testa e con il cuore. E non al traino sul carro dei vincitori, dove si sale e si scente con troppa disinvoltura a seconda delle circostanze.

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“L’esperienza con Oscar Pistorius”: una nuova pubblicazione

Due estati di lavoro con Oscar Pistorius non si dimenticano di certo. Al di là della bella amicizia personale con un personaggio decisamente “al di sopra delle parti” come lui, che lascerà per sempre una traccia indelebile nel mio animo, a livello tecnico siamo riusciti a trarne una quantità importante di dati e rilievi biomeccanici, fino a proporre una piccola, ma innovativa, ipotesi di allenamento sulla forza specifica. Che a quanto pare gli sta tornando utile, visti gli ottimi risultati degli ultimi mesi. Peccato solo di non aver potuto continuare su questa strada: altri tipi di interessi, purtroppo (e non del tutto per colpa sua) l’hanno portato quest’anno lontano da Grosseto, verso posti forse più remunerativi economicamente, ma sicuramente meno “propri” all’atletica leggera…

Resterà il bel ricordo, come detto, e resta soprattutto un bel lavoro, scritto a sei mani insieme a Francesco Ambrogi e Sebastiano Zuppardo: il primo è stato “solo” il mio allenatore per 20 anni, colui che mi ha permesso di raggiungere quei pochi traguardi da ricordare nella mia storia d’atleta. Entrambi, diplomati Isef e fisioterapisti, seguono da anni un’altra campionessa di portata mondiale come la surfista Alessandra Sensini (ormai prossima alla sua sesta olimpiade). Con loro, abbiamo messo a punto una pubblicazione (“L’esperienza con Oscar Pistorius”), che ha trovato spazio neientedimeno che nell’ultimo libro del dott. Giuseppe Porcellini “La Patologia della spalla e gomito. Negli sport olimpici e paralimpici”. Porcellini, ortopedico di fama internazionale salito ultimamente alla ribalta per aver operato alla spalla il campione di MotoGp Valentino Rossi, ha presentato la sua pubblicazione poche settimane fa a Spoleto, in occasione del convegno medico “Il sovraccarico funzionale dello sportivo”, organizzato dall’Associazione Italiana dei Massaggiatori Sportivi. In quell’occasione, siamo stati invitati a presentare la nostra pubblicazione durante una tavola rotonda dedicata agli spot paralimpici, a cui ha partecipato anche Monique Van Der Vorst, atleta divenuta famosa per aver ripreso a camminare dopo anni di sedia a rotelle. Un ringraziamento, in tal caso, va al dott. Alessandro Pierucci (medico della Nazionale azzurra di baseball) che ha permesso di “costruire” questo percorso.

La pubblicazione da noi redatta è di fatto un’assoluta novità nel campo della medicina sportiva: mai nessuno, infatti, aveva raccolto dati antropometrici e “studiato” da vicino un atleta del tutto particolare come Pistorius, proponendo oltretutto (con successo, visti gli attuali risultati in pista) un modello di allenamento personalizzato nello sviluppo della forza. Mentre Sebastiano Zuppardo e Francesco Ambrogi si sono concentrati più che altro sulla valutazione posturale e sull’analisi del movimento, io ho cercato di costruire un programma “ad hoc” per lo sviluppo della forza. Uno studio, dunque, che speriamo possa fare “letteratura” nella medicina sportiva e nella preparazione atletica.

“L’esperienza con Oscar Pistorius”, scaricabile qui in pdf

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Un’altra estate che se ne va…

Ma che bella estate! Atleticamente parlando, s’intende. La mia metamorfosi a coach di velocità è ormai in via di completamento: da un lato, il settore tecnico federale continua a non sentirci, ignorando la mia disponibilità; dall’altro, il fatto di allenare e seguire, giorno per giorno e per tutta l’estate, un grande atleta (e grande uomo) come Oscar Pistorius e di condividere con lui una programmazione di alto livello, mi ha dunque permesso di esplorare nuove vie della mia conoscenza. Ed ancora molto c’è da scoprire…

Nello specifico, l’estate agonistica ha visto Oscar arrivare al suo record personale di 46”02, il 9 luglio scorso. 21 centesimi di miglioramento rispetto al precedente record (datato 2008), ma che avrebbero potuto essere di più solo se ci fosse stata una serie di meeting più continua e motivante a cavallo tra luglio e agosto. Infatti, dopo la prova così così di Nuoro (46”60) e quella altrettanto efficace di Lignano Sabbiadoro (46”03, record sfiorato), il calendario nazionale ed internazionale si è fermato per dare spazio ai Campionati Europei di Barcellona. Impedendo quindi a Pistorius di poter continuare la sua caccia al primo sub-46”. Nel mese di agosto, alla ripresa dei meeting, il nostro atleta non ha poi più trovato le giuste condizioni (complice anche qualche viaggio di troppo) per centrare il suo obiettivo: che sarebbe, ricordiamo il 45”95 di minimo per i Campionati Mondiali di Daegu 2011, e poi il 45”55 che gli consentirebbe di strappare il pass per Londra 2012. Ma l’atletica, come sappiamo, non si fa con i se e con i ma, dunque tanto vale accontentarci.

La conferma di aver svolto una buona preparazione (e, ahimé, il rimpianto che avrebbe potuto forse dare qualcosa in più) è giunta pochi giorni fa quando Oscar Pistorius ha corso in 46”48 – suo quarto miglior tempo dell’anno – alla Notturna di Milano. Tutto questo, dopo un ulteriore viaggio in Sudafrica (per motivi personali) e soprattutto al termine di una stagione lunga ed intensa, partita dall’estate sudafricana, passando per i Mondiali Paralimpici (vinti) di Manchester, la bella apparizione ai Campionati Italiani Assoluti di Grosseto e – come detto – al nuovo record personale.

A livello di programma, non c’è molto da aggiungere rispetto al precedente post, vista la scarsità di giorni nei quali abbiamo lavorato assieme. Resta però la soddisfazione di aver svolto un’ottima programmazione, e soprattutto la consapevolezza di poter fare ancora meglio nei prossimi 2 anni. Verso Daegu, e verso Londra.

Intervista a Grosseto con Oscar Pistorius

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