Gazzetta.it – 1° giugno 2016. Paralimpici, Giusy Versace corre verso Rio: “Una medaglia? Intanto spero di esserci”

Gazzetta.it – 1° giugno 2016. Paralimpici, Giusy Versace corre verso Rio: “Una medaglia? Intanto spero di esserci”

Ripubblico con grande piacere l’articolo uscito il 1° giugno 2016 su Gazzetta.it a firma di Sebastian Donzella. Qui l’articolo originale.
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Giusy Versace futura star di Rio. Non perché simpatica, bella o famosa. Ma perché vincente: la sprinter paralimpica calabrese, infatti, è tra le candidate per una medaglia ai prossimi Giochi Paralimpici. La regina di Ballando con le Stelle, al momento, è tra le atlete biamputate più veloci al mondo sui 400 metri. Il suo record italiano con il tempo di 1’02”61, realizzato venti giorni fa a Pavia, le avrebbe permesso di conquistare la medaglia d’argento ai Mondiali di Doha del 2015. Ma la diretta interessata, a caccia della prima partecipazione alle Paralimpiadi, preferisce volare basso: “Sarebbe una grandissima vittoria già il fatto di essere a Rio. La mia medaglia più grande nella vita l’ho già presa il giorno in cui mi sono alzata dalla sedia a rotelle. La mia vittoria è sapere che altri trovano spunto dalla mia storia e non si chiudono più in casa ma provano a prendere la vita a morsi come ho fatto io. È vero che non posso far finta di nulla e non sapere che sui 400 metri ho realizzato dei tempi importanti che io stessa non avrei mai pensato di fare. Ed è anche vero che gareggiare sotto le insegne delle Fiamme Azzurre ti riempie di responsabilità. Ma non ho l’ansia della medaglia e, soprattutto, la convocazione non è ancora certa, solo a luglio la federazione prenderà le sue decisioni. A Londra ci rimasi male a essere riserva, quindi io continuo con serietà e costanza ad allenarmi, sperando nella chiamata”.
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EUROPEI A GROSSETO — Ecco perché gli Europei Paralimpici di Grosseto, in programma dal 10 al 16 giugno, saranno un banco di prova fondamentale per le ambizioni di Giusy, considerando che campionessa e vice-campionessa mondiali dei 400 metri sono rispettivamente una francese e una tedesca: “Sarà una bella occasione per correre tra il pubblico amico e per sfidare atlete di alto rango. Inoltre dovrei correre anche i 200 metri, altra mia specialità (detiene il record italiano, ndr). A prescindere dai risultati, una manifestazione di tale portata è una grande possibilità per tutti gli italiani e, in particolare, per i toscani: invitiamo tutti allo stadio “Zecchini” per tifare la nostra Nazionale e soprattutto perché lo sport paralimpico, dal vivo, è semplicemente spettacolare. Per questo mi auguro di gareggiare in uno stadio pieno”. Un exploit, quello sui 400 metri, figlio di grandi sacrifici: “Ho sempre corso i 100 e i 200 metri, gare secche e da vivere tutte d’un fiato. Il giro di pista, invece, è un misto tra velocità e resistenza. Si tratta di una gara che bisogna gestire bene di testa per evitare di rimanere senza fiato. Inoltre è difficile mantenere assetto e postura: le gambe non sono telecomandate, sono io a guidarle. E farlo con l’acido lattico che ti pervade può essere devastante. È una specialità, insomma, che impari solo facendola. Io però ho disputato solo due gare sui 400 metri, la scommessa è ripetermi e, nel contempo, migliorarmi. E in questo è stato e continua a essere fondamentale il mio allenatore, Andrea Giannini”. Un tecnico, Giannini, che ha colto in pieno l’insegnamento del mitico mister Vujadin Boskov. Per l’indimenticato tecnico della Sampdoria campione d’Italia, “L’allenatore deve essere al tempo stesso maestro, amico e poliziotto”. E Giusy lo conferma: “Andrea non ha pietà di me. Io abito a Milano e mi alleno a Vigevano. In inverno a volte lo chiamavo per dirgli ‘Qui diluvia, lì?’. Lui rispondeva ‘Portati un k-way’. In altre occasioni, invece, arrivavo stanca perché la sera prima avevo condotto fino a tardi la ‘Domenica Sportiva’. Gli facevo notare la cosa e la sua risposta, nel migliore dei casi, era ‘Problemi tuoi’. A volte mi chiedevo chi me lo facesse fare: molti atleti paralimpici non sono pagati per correre e per allenarti devi sacrificare tanto tempo personale. La gente mi vede ridere in TV ma non vede come vivo la settimana: la responsabilità di guidare una delle trasmissioni più longeve la domenica e il lunedì, macinare kilometri in macchina dal martedì al venerdì e il sabato, sopravvissuta al tour de force, a fare la spesa. Eppure Andrea era così duro perché aveva previsto tutto: mentre io ancora pensavo che arrivare al traguardo sarebbe stato già tanto, lui aveva intuito che avrei ottenuto certi risultati e certi tempi. È stato lui a propormi la distanza dei 400 metri: se mai arriverà una medaglia in questa specialità, un pezzo non potrà che essere suo”.
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IL TECNICO — Ad Andrea Giannini, grande promessa in gioventù nel salto con l’asta, adesso allenatore di successo (fu il tecnico anche di Oscar Pistorius) e neopapà di Sofia, abbiamo chiesto da dove è nata questa intuizione: “Diciamo che tanti piccoli pezzettini si sono messi insieme. I 400 metri, a livello mondiale, sono praticamente venuti fuori dal nulla. A Londra non si erano corsi e a Doha non sapevamo nemmeno ci fossero. Inoltre avevo già allenato Pistorius che su questa distanza riuscì anche a raggiungere le Olimpiadi. Infine anche la mia compagna, Manuela Merlo, faceva i 400 metri ad alto livello. Ho unito i pezzi, ho visto che Giusy poteva gareggiare con le più forti al mondo e mi son chiesto perché non provarci. All’inizio lei era un po’ scettica, adesso ha una maggiore consapevolezza delle sue forze. In vista degli Europei abbiamo incrementato il numero di allenamenti settimanali, senza contare che la fine dell’esperienza alla ‘Domenica Sportiva’ aiuterà la qualità degli allenamenti. Ma comunque Giusy non riesce a stare con le mani in mano, deve sempre fare qualcosa. Per fortuna è puntuale, precisa e concentrata. La sua particolare condizione non è una scusa, si allena esattamente come gli altri atleti di altre discipline. E non le regalo assolutamente nulla. Anche perché, dopo la delusione di Londra, non può fallire l’appuntamento con Rio. Non sappiamo ancora se sarà convocata però, risultati alla mano…”.
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Sebastian Donzella 
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Ancora un record italiano sui 400 metri per Giusy Versace: a Pavia corre in 1’02”61!

A Pavia, nella fase regionale dei Campionati di Società Fidal, la velocista paralimpica migliora di quasi due secondi il suo precedente record

Pavia, 8 maggio 2016. E’ iniziato davvero nel migliore dei modi il 2016 agonistico per Giusy Versace, che aggiunge un nuovo record italiano nella categoria T43 alla sua già ricca collezione. Ieri a Pavia, nella fase regionale dei Campionati di Società Fidal, ha corso i 400 metri in 1’02”61, migliorando di ben 1”6 il suo precedente record (1’04”21) stabilito a Grosseto il 10 aprile scorso.

Per l’occasione in maglia Atletica Vigevano (mentre per la Fispes corre per le Fiamme Azzurre), Giusy Versace ha interpretato al meglio il giro di pista, distribuendo in maniera ottimale il suo sforzo fino al risultato-record: “Sono al settimo cielo! – ha dichiarato Giusy Versace al termine della sua gara – rispetto alla gara di Grosseto stavolta ho distribuito meglio le mie forze e non sono ‘scoppiata’ nell’ultimo rettilineo. Non mi aspettavo un risultato del genere, anche perché a metà gara mi sono un po’ disunita e ho rischiato di cadere”.
Questo 1’02”61 è il suo terzo primato italiano ottenuto nel 2016, dopo il vecchio record nei 400 ed il 27”95 nei 200 ottenuto sabato scorso a Nembro (Bg). Un segnale di condizione eccellente, che le dà grande slancio verso iCampionati Europei di Grosseto (10-16 giugno) e soprattutto verso il sogno paralimpico di Rio 2016.

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Un nuovo record italiano per Giusy Versace: 27”95 sui 200 metri

Milano, 1° maggio 2016 – Questo 2016 sembra davvero aver messo le ali a Giusy Versace. L’atleta paralimpica in forza alle Fiamme Azzurre ha infatti ottenuto ieri, sulla pista di Nembro (Bg) in occasione dei Campionati Regionali Open FISPES, il nuovo record italiano T43 sui 200 metri con 27”95 (vento: + 1,2).

Una grande prestazione per Giusy, che è andata a migliorare di quasi un secondo il suo precedente record – 28”86 – ottenuto a Lodi l’11 maggio dello scorso anno. Questo risultato, unito al nuovo record italiano dei 400 metri (1’04”21) da lei ottenuto lo scorso 9 aprile a Grosseto, dimostra che il duro allenamento svolto durante i mesi invernali sta dando i suoi frutti: “Ancora non ci credo! – ha dichiarato a caldo Giusy – Sapevo di valere un buon tempo, ma mai mi sarei aspettata di scendere sotto il muro dei 28 secondi. Sono davvero felice per questo risultato, che mi ripaga del duro lavoro svolto in pista ed in palestra fino ad ora. Ma non finisce qui: da martedì si torna a lavorare per migliorarsi ancora”.

Giusy Versace, in mattinata, aveva corso anche i 100 metri, imponendosi con il tempo di 14”81 ma purtroppo penalizzata da un muro di vento contrario di -2,6 m/s.

L’atleta paralimpica sarà di nuovo in gara sabato prossimo, 7 maggio, a Pavia in occasione dei Campionati Regionali di Società Fidal, dove gareggerà in questo caso per l’Atletica Vigevano e scenderà in pista sui 400 metri con l’obiettivo di ritoccare ancora il suo primato italiano, in vista dei Campionati Europei Paralimpici di Grosseto (10-16 giugno) e, chissà, del sogno paralimpico di Rio 2016.

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Record italiano sui 400 metri per Giusy Versace agli Italian Open Championships di Grosseto!

Grosseto, 10 aprile 2016. Inizia nel migliore dei modi la stagione agonistica 2016 per Giusy Versace. La velocista paralimpica, fresca di tesseramento con le Fiamme Azzurre, ha fatto ieri il suo esordio in carriera sui 400 metri agli Italian Open Champioships di Grosseto, ottenendo subito il nuovo record italiano T43 con il tempo di 1’04”21, migliorando di oltre tre secondi il vecchio limite.

Un record, quello sul giro di pista, frutto dei duri allenamenti mirati che hanno caratterizzato la sua preparazione invernale, e ottenuto nonostante una prima parte di gara corsa un po’ troppo veloce: “Adesso so davvero che cos’è il giro della morte! – scherza Giusy – Nella prima parte di gara sono andata troppo forte e non ho saputo gestire le energie, così nell’ultimo rettilineo mi si è letteralmente spenta la luce. Parto da questo record – continua la velocista delle Fiamme Azzurre – che mi fa davvero felice, ma allo stesso tempo mi fa capire dove ho sbagliato e rendere conto che ci sono ancora tanti margini di miglioramento”.

Con l’1’04”21 ottenuto ieri a Grosseto sui 400 metri la Versace diventa così la primatista italiana T43 di 3 specialità: la velocista reggina, infatti, detiene anche il record italiano dei 100 metri, 14”44 ottenuto a Grosseto il 30 maggio 2014, e quello dei 200, 28”85 corso a Lodi il 10 maggio 2015.

Giusy Versace è poi scesa in pista questa mattina per la staffetta 4×100 metri con le compagne di Nazionale Monica Contraffatto, Federica Maspero e Alessia Donizetti: un ottimo test, con la miglior prestazione mondiale di 1’02”29 ed una potenziale arma in più in vista degli Europei Paralimpici, che si terranno ancora a Grosseto dal 10 al 16 giugno prossimo, e sempre con gli occhi puntati sulle Paralimpiadi di Rio.

(Foto di Ilario Uvelli)

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Grande impresa: Pierre Ahoua è campione italiano Cadetti!

E’ stato un altro fine settimana di grandi risultati in casa Atletica Vigevano a conferma del grande valore assunto da anni dalla società ducale nel panorama atletica nazionale, una società che da sempre porta in alto il nome della città di Vigevano. Sabato e Domenica si sono svolti a Sulmona (AQ) i Campionati Italiani Cadette e Cadetti e il criterium nazionale per Regioni. La scorsa edizione a Borgo Valsugana vide il trionfo e il lancio verso l’atletica internazionale per Sofia Montagna e quest’anno un altro vigevanese ha trionfato vincendo il titolo italiano di salto con l’asta: quest’anno è stata la vola di Pierre Claver Ahoua, che si è aggiudicato la gara di salto con l’asta maschile con il record personale di 4,30. Una vittoria dal sapore particolare perché “Pierino”, questo è il nomignolo con il quale viene chiamato da tutti allo Stadio Comunale “D.Merlo” di Vigevano, è un giovane atleta di famiglia ivoriana nato a Lione e trasferito a Vigevano nel 2007. Una bella storia, una di quelle storie  che confermano l’universalità dello sport ed in special modo dell’atletica leggera.

Ahoua è arrivato ai campionati italiani con la seconda prestazione italiana dell’anno con 4,20, ma è risaputo delle sue indubbie qualità e ampi margini di miglioramento. E’ stata una gara lunghissima, con i giovani astisti che sono dovuti restare in pedana oltre 9 ore a causa delle numerose interruzioni per la pioggia. Pierre, dopo qualche rischio iniziale, ha prima vinto la gara con 4,20 per poi migliorarsi e dominare salendo fino al personale di 4,30. Grande soddisfazione in casa vigevanese dove da qualche anno è partita la scuola del salto con l’asta tenuta dall’ex azzurro Andrea Giannini, toscano di Grosseto trapiantato a Vigevano per amore. Andrea ha un primato personale di m. 5,65 e detiene ancora il record italiano juniores con 5,50. Intorno a lui sta nascendo un ottimo gruppo di giovani, anche con atleti che vengono da fuori città per allenarsi con lui, ed infatti in questa edizione dei Campionati Italiani cadetti (anni 2000 e 2001) si sono qualificati ben tre vigevanesi, anche Pietro Drovanti che a Sulmona è giunto 14° con 3,40, mentre tra le Cadette Emma Coccato, alla sua prima gara di alto livello, ha fatto buona esperienza saltando 2,30.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

L’ARTICOLO SUL SITO FIDAL

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Intervista sul magazine online IlCoach – luglio 2015

Ripubblico con grande piacere la mia intervista del 28 luglio scorso pubblicata su IlCoach, rivista online specializzata sulla metodologia di allenamento (e non solo) attraverso condivisione di idee e conoscenze e con la quale ho il piacere, talvolta, di collaborare. Qui l’originale. Buona lettura.

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Oggi intervistiamo Andrea Giannininato a Grosseto il 18 dicembre 1976, ex atleta italiano specialista nel salto con l’asta (5,65 metri di PB), ora allenatore specialista Fidalpreparatore atletico e giornalista sportivo (commenta l’atletica leggera su Sky Sport e Fox Sports).

Ciao Andrea, parlaci un po’ di te, delle tue esperienze e della tua filosofia di allenamento (come e quando hai incontrato l’atletica leggera, le tue esperienze da atleta, perché sei diventato allenatore, il tuo percorso formativo, etc..)
L’atletica leggera è stata sempre parte di me, ed io parte di lei. Ho iniziato a frequentare i campi praticamente da neonato visto che il mio babbo (lo dico in toscano…) Daniele è stato allenatore e poi dirigente della “Massimo Pellegrini” Grosseto, società che negli anni ha sfornato tanti ottimi atleti. Devo dire che la mia famiglia, com’è giusto, non mi ha mai forzato in questa scelta, tant’è vero che fino a 12 anni ho praticato anche molti altri sport (soprattutto basket, baseball e nuoto), ma poi dal 1988 c’è stata la ‘folgorazione’ con il salto con l’asta che mi ha portato ad una scelta definitiva. Ovviamente, non mi sono specializzato subito in quello (ho continuato fino a 17 anni a fare anche 110hs e prove multiple) e questo devo dire grazie al mio allenatore Francesco Ambrogi nel sapermi gestire al meglio.

Negli anni, sono arrivato a conquistare il primato italiano Allievi con 5.00 e quello juniores con 5,50, che è ancora in mio possesso. A lievello assoluto forse avrei potuto dare qualcosa di più, ma gli infortuni mi hanno un po’ tagliato la strada. Non ho rimpianti comunque, ho dato il massimo per migliorare, ed evidentemente i miei limiti strutturali erano quelli. Nel frattempo, ho continuato a studiare e nel 2002 mi sono laureato all’ISEF di Firenze con una tesi proprio sulla mia programmazione del salto con l’asta; nel 2003 ho scelto di congedarmi dal gruppo sportivo delle Fiamme Gialle (dove ero entrato nel 1995), perché non avevo più nulla da dare a loro, e loro a me, ed ho iniziato la mia attività di preparatore atletico e giornalista sportivo. Nel frattempo ho continuato ad allenarmi, saltando ancora 5,30, misura che ad oggi mi permetterebbe di essere sempre tra i primi in Italia…

Ho deciso di fermarmi nel 2007, perché il mio corpo ha detto basta: schiena, spalle e tendini d’Achille non ne potevano più! Per quasi due anni sono rimasto lontano dalle piste di atletica, poi nel 2009, quando mi sono trasferito a Vigevano (per lavoro e soprattutto per amore) ho avuto la possibilità di iniziare ad allenare il salto con l’asta. Attualmente seguo un gruppo di 15 giovani, alcuni di loro molto promettenti, e da un paio d’anni collaboro con grande piacere con il settore tecnico della Liguria: regione piccola, ma con tanti tecnici bravi, preparati e motivati.

Sei stato atleta professionista nel salto con l’asta, un record personale di 5,65 metri, numerosi titoli nazionali vinti e vari record sia giovanili che assoluti. Questo tuo curriculum da atleta d’élite è un vantaggio o uno svantaggio ora che sei diventato allenatore?
Sicuramente uno svantaggio. Lo dico con grande rammarico.

Secondo te quali sono le difficoltà principali che un allenatore deve gestire nella preparazione e nella costruzione tecnica, anche a lungo termine, di un saltatore con l’asta?
La parola giusta è “costruzione tecnica”. A livello giovanile, il focus principale è “insegnare” il salto con l’asta attraverso una giusta tecnica ed allenamenti precisi e meticolosi ma non certo asfissianti. Per questo, ci vuole approfondita conoscenza della tecnica del salto con l’asta, incasellandola poi in un bouquet di allenamento generale, multilaterale e giocoso. Purtroppo spesso non è così. Si ha fretta, troppa fretta: si cerca la performance sin dalle categorie giovanili, specializzando troppo presto i ragazzi e tralasciando colpevolmente l’aspetto tecnico a scapito di quello puramente prestativo. Morale: spesso abbiamo ottimi saltatori a livello giovanile che poi si perdono una volta entrati nelle categorie assolute.

Da atleta hai fatto degli errori, che sono diventati chiari soltanto una volta diventato coach?
Da atleta, tecnicamente non sono mai stato fenomenale. Soprattutto da grande, avrei potuto mettere a punto alcuni particolari che solo adesso ho ben chiari. Da tecnico, ora ho in mente il salto perfetto: peccato perché ormai sono troppo vecchio per metterlo in pratica! Spero di farlo con i miei atleti…

1998: in allenamento a Grosseto

Salto con l’asta: scuola Russa, Francese e Tedesca. Quale modello tecnico è migliore a tuo avviso?
Non parlerei di modello tecnico (né tantomeno di scuola), ma di modello di preparazione e prestazione. Ogni nazione (a questi aggiungerei anche la Polonia e gli USA, con questi ultimi che però hanno uno schema molto meno omogeneo) ha linee di indirizzo piuttosto definite per quanto riguarda programmazione e costruzione della performance, dà linee generali per quanto riguarda la tecnica ma lascia spazio alle particolarità. In genere, però, ci sono obiettivi e linee di indirizzo ben definite, decise dai tecnici federali. Una cosa che, attualmente, manca in Italia.

In base alla tua esperienza da allenatore, quali sono i punti fondamentali in un buon programma di allenamento nel salto con l’asta?
Tecnica, tecnica e ancora tecnica. E buone capacità di corsa.

A tuo avviso, quali sono le difficoltà principali che un allenatore di atletica leggera deve affrontare nel nostro paese?
Purtroppo la nostra atletica qualche anno fa ha subìto una svolta epocale, e quasi non ce ne siamo accorti. Prima il tecnico era soprattutto l’insegnante di educazione fisica che passava il pomeriggio al campo. Adesso i tempi sono cambiati: i tecnici fanno grandi sacrifici per seguire i ragazzi, spesso senza nemmeno un rimborso spese. Questo è frustrante e ingiusto, perché la professionalità dev’essere retribuita, come avviene in tutti gli sport più importanti. E nonostante questo, in Italia ci sono ancora tantissimi tecnici davvero bravi e preparati: basta vedere i risultati dei recenti campionati giovanili di Cali, Eskilstuna e Tallinn dove gli azzurri hanno fatto bene in molte specialità diverse.

Allenamento giovanile. A nostro avviso è la base per la costruzione di futuri campioni, per far questo pensiamo sia importante ritrovare la sua componente ludica ed educativa, non solo la voglia di risultati. Che ne pensi?
Purtroppo, la moltiplicazione di gare giovanili di livello internazionale e la corsa ad accaparrarsi un posto in un gruppo sportivo militare ha aumentato molto la competitività e la fretta di arrivare: un prezzo che si rischia di pagare successivamente.

Spesso i giovani sono nelle mani dei tecnici meno esperti, appena usciti dal corso istruttori. Pensi possa essere utile costruire un percorso che crei degli esperti/professionisti nell’allenamento dei giovani?
I tecnici esperti e professionisti sono sempre molto utili, sia per far crescere l’atleta sia per accompagnare nel processo di maturazione anche i tecnici meno esperti. In tal senso, credo che l’abolizione dei responsabili di settore sia stata una scelta un po’ azzardata. C’è bisogno di “tutor” esperti e qualificati, che stiano giornalmente a contatto con le realtà delle loro specialità, e che magari siano scelti per titoli, pubblicazioni e reali capacità come avviene negli altri stati europei.

Quali sono le figure che hanno ispirato il tuo modo di allenare?
Il mio ex tecnico Francesco Ambrogi, Vitaly Petrov, Carlo Vittori e, fuori dall’atletica, Julio Velasco. La fortuna di fare il preparatore atletico in molti altri sport, inoltre, mi permette di confrontarmi con realtà tecniche e programmatiche nuove e prendere loro il meglio.

Si parla molto del modo di allenare all’estero, consa ne pensi? Pensi che in Italia gli allenatori siano così inferiori rispetto a quelli delle altre nazioni?
Non credo in Italia gli allenatori siano inferiori a quelli stranieri, anzi! Purtroppo, spesso, non sono messi in condizioni di allenare al meglio. Io però, da questo punto di vista, voglio essere ottimista. Magnani e Baldini stanno facendo un ottimo lavoro, lavorando in profondità come da tanto tempo non si faceva. Come ho già detto, ci sarebbe però bisogno di ricostruire attorno a loro il settore tecnico, delegando a figure altrettanto autorevoli e preparate.

Cosa ti piace dell’atletica leggera, rispetto ad altri sport?
Sport individuale: tu contro l’uomo, il cronometro, il metro. Ci metti la faccia, sempre.

Il consiglio che daresti ad un giovane che vorrebbe iniziare a fare il tecnico di atletica?
Di venire al campo, divertirsi ma allo stesso tempo essere preciso, meticoloso e responsabile. Le famiglie ci affidano dei giovani non solo per insegnare loro a correre veloce o saltare di più, ma soprattutto per farli crescere attraverso la conoscenza del proprio corpo, il rapporto con gli altri, il successo delle vittorie e la responsaiblità delle sconfitte.

Oltre all’atletica “convenzionale”, sei allenatore anche di atleti paralimpici, in particolare di Giusy Versace. Cosa ne pensi dell’attività paralimpica?
Con Giusy Versace è un’esperienza bellissima, che va avanti dal 2010 e che si concluderà, spero, con le Paralimpiadi di Rio nel 2016. Un’esperienza tecnica e umana che scorderò difficilmente. Per quanto riguarda l’atletica paralimpica in Italia, è una realtà molto in crescita anche se a mio modo di vedere spesso si bada troppo al risultato, e troppo poco alla sua valenza sociale. L’obiettivo primario, a mio avviso, dev’essere quello di dare la possiblità a molte persone di riscattarsi ed esperimersi attraverso lo sport, non di vincere solo medaglie.

Atletica, ma anche calcio: sei stato anche preparatore di alcune squadre dilettantistiche ed inoltre come giornalista tratti spesso di calcio. Cosa ne pensi della professionalità dei preparatori di calcio rispetto ai tecnici di atletica (a parte la differenza di stipendio…)
Come giornalista non tratto più di calcio da diversi anni: ormai mi dedico quasi esclusivamente all’atletica, e come Video Operatons Manager alla formazione di giovani giornalisti in campo internzionale (in questo caso, sì, anche nei grandi tornei di calcio). La mia esperienza di preparatore atletico nel calcio è stata molto formativa, mi ha insegnato a costruire la performance seguendo strade diverse da quelle che conoscevo. Ad alti livelli, i preparatori di calcio hanno una grandissima conoscenza. La differenza, rispetto ai tecnici di atletica che possono decidere in piena autonomia, è che facendo parte di uno staff i preparatori devono in qualche modo adattarsi alle esigenze del tecnico e dei giocatori, che sono molti e difficili da gestire tutti assieme. In qualche modo, insomma, il lavoro di gestione è più importante di quello di programmazione.

QUI L’INTERVISTA ORIGINALE

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Nuovo record italiano sui 200 metri per Giusy Versace!

Milano, 11 maggio 2015 – Non poteva iniziare in modo migliore la stagione agonistica 2015 per Giusy Versace! L’atleta paralimpica, scesa in gara lo scorso weekend a Lodi in occasione della Fase Regionale dei Campionati di Società FIDAL, dopo un discreto 14”56 sui 100 metri (a soli 12 centesimi dal suo record italiano) realizzato sabato, ieri si è scatenata sui 200 metri, vincendo la sua batteria in 28”85 e polverizzando quindi il suo precedente record italiano (categoria T43) che era di 29”74. Questo tempo pone attualmente la portacolori dell’Atletica Vigevano al terzo posto delle graduatorie mondiali 2015 delle categorie T43-T44 dietro la campionessa olimpica, l’olandese Marlou Van Rijn, e la tedesca Imgard Bensusan.

“Quest’inverno i numerosi impegni di lavoro – le parole di Giusy – mi hanno tenuta un po’ lontana dalla pista di atletica, dunque non ero certa dei risultati di queste gare. È stato per me un vero test. I 100 metri di sabato corsi in 1456 non sono andati male, ma non ero soddisfatta perché sapevo che avrei potuto fare meglio. Purtroppo una serie di circostanze pre gara mi hanno fatto un po’ deconcentrare e non ho fatto una buona partenza. Ieri, sui 200 metri, ho avuto la possibilità di riscattarmi. È stata davvero una bella gara, nonostante in curva la quantità enorme di lana dei pioppi che ci volava addosso e che quasi non consentiva di vedere le strisce delle corsie. Tagliare il traguardo e leggere con la coda dell’occhio il risultato mi ha riempito il cuore di gioia perché ho avuto l’ennesima conferma di quanto, soprattutto in gara, la testa prevalga sulle gambe”.

“A fine maggio – continua – termineremo le registrazioni del programma ‘Alive’, così potrò concentrarmi ancora di più sugli allenamenti, in previsione dei Campionati Italiani Paralimpici di Grosseto (12-13 giugno) e soprattutto del prossimo Campionato Mondiale che si disputerà in Qatar in ottobre”.

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