Specializzazione, multilateralità, tecnica, programmazione: chi vince?

Specializzazione precoce o tardiva? Specializzazione o multilateralità? Nelle ultime settimane ho seguito con grande interesse il dibattito, sempre vivo e ricco di spunti, sull’opportunità di avviare prima o dopo, e tanto o poco, gli atleti verso le singole specialità. Tuttavia, la questione lascia scoperte alcune domande che vorrei condividere.

 

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Specializzazione precoce verso la performance o verso la tecnica?

Specializzazione precoce anche per le capacità condizionali?

La specializzazione, precoce o meno, vale per tutte le specialità dell’atletica?

Ponendomi queste domande, ho formulato poi una serie di riflessioni, rapportate soprattutto nella specialità che seguo – il salto con l’asta – ma che in parte potrebbero essere condivise anche negli altri campi dell’atletica.

Specializzazione della performance e della tecnica: le due strade vanno di pari passo?

In una specialità come il salto con l’asta, forse l’esercizio in cui la tecnica esecuzione influisce più di tutti, ci sono diverse considerazioni da fare. Negli ultimi anni, soprattutto in Italia, c’è stata in età giovanile una grande tendenza alla performance già in età giovanile, cercata soprattutto con rincorse ed attrezzi di salto sovradimensionati per l’età. Allo stesso tempo, si è tralasciato un apprendimento minuzioso e globale della tecnica di esecuzione (anche con obiettivi di medio-lungo termine) e soprattutto il “giocare” con le altre specialità, abbandonandole ben presto. Gli atleti di rilevanza internazionale, invece, ci dimostrano come alcune specialità simili (velocità, salto in lungo, ostacoli, prove multiple) non vengano abbandonate neppure in età adulta.

Alcuni esempi:

Renaud Lavillenie (1986)

PB salto con l’asta 6.16 (2014)

PB 100m 11”04 (2011)

PB salto in lungo 7.37 (2012)

PB 110hs 14”51 (2010)

PB Decathlon 6676 punti (2013)

Armand Duplantis (1999)

PB salto con l’asta 6.05 (2018)

PB 100m 10”69 (e 10”57w) (2018)

PB salto in lungo 7.15 (2017)

Timur Morgunov (1996)

PB salto con l’asta 6.00 (2018)

PB 100m 11”48 (2017)

PB salto in lungo 7.25 (2017)

PB decathlon 6856 (2017)

Per completezza di informazione c’è da dire che su altri top athletes (Lisek, Braz, Barber, Kendricks) non si trovano informazioni su specialità diverse. Se ne trovano però pochissime, se non nulla, sui migliori atleti italiani, che hanno fatto la scelta di specializzarsi unicamente sul salto con l’asta già ad un’età media di 15/16 anni. Troppo presto? Vale per tutte le specialità?

Proviamo a dare alcune risposte.

Avviamento verso un’unica specialità in età precoce? NO

Come si legge molto bene in questo articolo de IlCoach, ci sono troppe componenti fisiche, mentali e anche strategiche che lo sconsigliano. Più logico e redditizio lavorare in multilateralità, e – al massimo – sulle prove multiple e sui gruppi omogenei di specialità (ad esempio velocità-ostacoli-salti, oppure mezzofondo-marcia, oppure velocità-salti-lanci) creando così, negli anni, un imbuto di specialità che poi possano portare nei tempi giusti a quella più performante.

Avviamento verso la specializzazione tecnica in età giovanile? SI

Insegnare il gesto tecnico pulito e corretto è fondamentale in un’età – quella prepuberale e puberale – in cui le capacità coordinative sono nel loro pieno sviluppo e, anzi, hanno ancora il sopravvento su quelle condizionali. Un approccio globale (ovvero attraverso mezzi tecnici generali) alla tecnica di esecuzione dei vari esercizi è dunque fondamentale, mettendo al momento in secondo piano la performance in una strategia da medio-lungo periodo. Per un approccio più analitico (attraverso cioè mezzi specifici) ci sarà più spazio in età adulta.

Specializzazione precoce anche sulle capacità condizionali? NO

La risposta era quantomeno ovvia, com’è ovvio però che un atleta più portato alla forza, alla resistenza o alla velocità (anche in funzione della sua complessione fisica) lo si può notare anche in età verde. Lavorare in maniera generale ed armonica sulle tre capacità condizionali, per poi cominciare successivamente a porre l’accento sulla “preferita” dovrebbe essere la via più redditizia.

Un piano a lungo termine? SI

Lo premetto subito. E’ un rischio. In Italia, se non si va forte a 18/19 anni, si rischia di perdere il treno dei Gruppi Sportivi Militari e quindi del professionismo. Questo articolo lo spiega bene. Si rischia di dover scegliere tra lo studio e lo sport, che spesso vanno in disaccordo tra loro. Ma troppo spesso si vede anche che molti atleti raggiungono il loro picco prestativo troppo presto, per poi raggiungere la stabilizzazione (se non il decadimento) dei risultati a 20/22 anni. Per questo, c’è bisogno di un modellamento delle politiche di reclutamento sia a livello statale che federale, sul modello del Progetto Sviluppo (qui lo schema dedicato al salto con l’asta).

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Nella foto, chiaramente autocelebrativa: Andrea Giannini nel salto in alto, 1993

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