Verso una politica di successo nel salto con l’asta in Italia: da modello “tecnico” a modello “organizzativo”

E’ stato un anno lungo ma decisamente proficuo, quello del Corso di Allenatore di IV Livello Internazionale CONI/FIDAL, che mi ha dato soprattutto la possibilità di allargare gli ambiti meramente “tecnici” del salto con l’asta, con skills manageriali, di coaching, di gestione e di organizzazione di un sistema sportivo, grazie anche ad approccio multidisciplinare all’analisi delle politiche sportive e dei fattori che contribuiscono ai successi sportivi internazionali. In continuità con la mia Tesi di Corso di Allenatore di III Livello del 2015. Tutto scaricabile, perché la conoscenza appassionata non ha segreti. Buona lettura.

Abstract

Come organizzare un settore specifico dell’atletica italiana? Come superare il concetto di “modello tecnico” verso un più completo “modello organizzativo”? Come integrare questo modello all’interno dell’organizzazione dell’Atletica italiana? E infine: come mettere assieme tutti questi tasselli per una politica sportiva di successo nella specialità nel nostro paese?

Queste domande, che ritengo necessarie al fine di migliorare nel medio e lungo periodo la qualificazione degli atleti nella specialità del salto con l’asta e la loro consacrazione – da adulti – in un contesto internazionale, mi hanno spinto ad ampliare le mie conoscenze meramente “tecniche” integrandole con skills manageriali, di coaching, di gestione e di organizzazione di un sistema sportivo.

Introduzione: il modello SPLISS

Alcune risposte a queste domande sono arrivate grazie allo studio ed al monitoraggio di politiche sportive efficaci, prendendo anche come esempio alcuni modelli esteri grazie al progetto SPLISS (Sport Policy factors Leading to International Sport Success – De Boescher et al., 2006-2015), studio internazionale nato nel 2006 e che nella sua versione 2.0 (pubblicata nel 2015) ha coinvolto e comparato 16 sistemi sportivi di 15 nazioni del mondo (vedi foto 1), attraverso il confronto di 3000 atleti, 1500 allenatori e 241 Direttori Tecnici.

Foto 1: le nazioni e le regioni coinvolte nel progetto SPLISS 2.0 (De Boescher et al., 2006 e successivi adattamenti)

Nella precedente versione 1.0 pubblicata nel 2006, tra le 7 nazioni/regioni coinvolte c’era anche l’Italia, che però non ha fatto parte della versione 2.0 del 2015.

Foto 2: i numeri delle nazioni e regioni coinvolte nel progetto SPLISS 1.0 (De Boescher et al., 2006)

SPLISS è stato un lavoro imponente ed approfondito il quale, pur spaziando tra le unicità di ogni sistema sportivo nazionale, ha avuto modo di unificare 9 fattori comuni (e fondamentali) per la riuscita di una buona politica sportiva:

  1. Supporto finanziario
  1. Governance, organizzazione e struttura
  1. Larga partecipazione allo sport
  1. Ricerca del talento, reclutamento, sviluppo e gestione del talento
  1. Supporto sportivo, extra-sportivo e post-carriera
  1. Training facilities e strutture
  1. Formazione continua e supporto degli allenatori
  1. Approccio, organizzazione e partecipazione agli eventi internazionali
  1. Ricerca scientifica e innovazione: conoscenza, sviluppo e condivisione di informazioni

 

Foto 3: il modello teorico SPLISS con i 9 “pillars” che influenzano la politica sportiva (De Boescher et. al., 2006 e successivi adattamenti)

In Italia, ed in particolare nell’atletica leggera, ed ancor più in particolare nel settore del salto con l’asta, quante di queste condizioni sono soddisfatte? Dove siamo all’avanguardia? E dove si potrebbe migliorare?

 

1. CONDIZIONI DI PARTENZA

Foto 4: Renato Dionisi, pioniere del salto con l’asta in Italia negli anni ‘60/’70. Ha portato il record italiano da 4,50 a 5,45 (Archivio l’Unità)

1.1 Cenni storici. Il salto con l’asta, in Italia, non è mai stato nella storia una specialità di punta della nostra atletica tale da aver creato una vera e propria “scuola” come ad esempio in altre specialità come la velocità, il mezzofondo, la marcia e la maratona, dove tradizioni e conoscenze sono state portate avanti negli anni. Tuttavia, nella storia ci sono stati dei periodi piuttosto floridi del salto con l’asta italiano come a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, che hanno portato alla conquista di medaglie europee atleti come Aldo Righi e Renato Dionisi. Quest’ultimo è stato il vero e proprio “pioniere” della disciplina, migliorando dal 1964 al 1972 il record italiano di quasi un metro fino alla quota di 5,45, misura all’epoca di livello mondiale. Già allora esisteva un progetto di accentramento tecnico incentrato sul polo federale di Formia, dove sotto la guida del prof. Ferdinando Jelli si sono poste ottime basi per la specialità. Successivamente si è andati avanti tra alti e bassi, con gli atleti azzurri incapaci però di incidere a livello mondiale. La svolta è arrivata nel 1991, quando l’allora CT Elio Locatelli portò in Italia nientedimeno che Vitaly Petrov, già mentore e allenatore di Sergey Bubka. Con base a Formia, l’avvento di Petrov portò fermento nella specialità ed in pochi anni sono arrivati tanti miglioramenti tecnici e prestativi, con il record italiano salito prima a 5,70 (Iapichino, 1994), poi a 5,75 (Pizzolato, 1997) e infine addirittura a 5,90 (Gibilisco, 2003), ma soprattutto un gruppo di atleti di buon livello capaci di ben figurare a livello internazionale. Giuseppe Gibilisco è stato senza dubbio il miglior “prodotto” della scuola italiana di Petrov, vincendo proprio nel 2003 i Campionati Mondiali di Parigi e, nell’anno successivo, cogliendo un prestigioso bronzo alle Olimpiadi di Atene, oltre che a partecipare a 3 edizioni dei Giochi Olimpici tra il 2000 e il 2008. Oltre a lui, negli anni tra il 1991 e il 2005 si sono contati ben 8 atleti sopra la quota di 5,60, misura che fino a pochi anni prima era stata il record italiano assoluto. Il modello tecnico sotto la guida di Vitaly Petrov, fortemente centralizzato sulla sede di Formia dove gli atleti stazionavano in maniera quasi permanente, non ha avuto però la sua naturale continuità a causa della mancanza di un naturale ricambio (o supporto) tecnico alle spalle dell’allenatore ucraino, che si è acuito al momento della separazione tecnica Petrov e Gibilisco, avvenuta nel 2005. Da quell’anno, con le dimissioni di Petrov da responsabile di settore, si è aperto un lungo periodo di incertezza e discontinuità tecnica, che ha portato ad un notevole declino dei risultati e del prestigio della specialità, nonostante ancora alcune buone sortite di Gibilisco a livello internazionale. C’è da dire che, negli anni precedenti, l’attività di vertice si era già polarizzata su pochissimi atleti, con il primo gruppo “storico” che non era stato adeguatamente sostituito. Attualmente, nonostante Petrov sia ancora in Italia e segua atleti mondiali di altissimo livello in quello che nel frattempo è divenuto Centro Mondiale IAAF di Salto con l’Asta di Formia, un solo atleta azzurro si allena part-time con lui, mentre tutti gli altri hanno preferito scelte più locali, allenandosi con i tecnici di casa. Molti atleti non sono migliorati come dovevano; altri hanno semplicemente abbandonato la specialità. Altri ancora hanno abbandonato le loro velleità di ben figurare a livello internazionale, ed altri ancora non ne hanno mai avute. Attualmente, tra settore maschile e femminile, ci sono non più di 2 atleti in grado di ben figurare in impegni di livello internazionale.

Foto 5: Giuseppe Gibilisco, campione mondiale di salto con l’asta nel 2003, con il suo tecnico Vitaly Petrov (Fidal)

1.2 Analisi critica dell’attuale modello. Ne consegue che l’attuale modello tecnico ha acuito i problemi del settore, accentuandone la distanza rispetto alle altre nazioni. La successiva non integrazione con il Modello Tecnico per Poli di Sviluppo (FIDAL, 2014) ha portato di fatto ad una “provincializzazione” del settore con conseguenti risultati mediocri, scarsa continuità tecnica e grande dispersione di talenti. A livello giovanile le cose sono andate meglio grazie alle capacità di reclutamento e di costruzione di molti tecnici di settore preparati e disponibili. A livello assoluto, dove si necessita di un’organizzazione e di una programmazione condivisa, non si riesce però ad incidere in campo internazionale. Gli stessi club militari sono sempre meno disponibili ad arruolare, dato che manca un naturale ricambio di atleti in transito nei GGSSMM. In poche parole: nessuno lascia il posto a nessuno. Di seguito, una comparazione tra la media dei migliori 10 Under 16, Under 18, Under 20 e Assoluti dal 1995 al 2015.

Analizzando i dati della tabella si possono evincere:

  • Grande miglioramento della media dei risultati Under 16
  • Leggero miglioramento della media dei risultati Under 18
  • Sostanziale stagnazione della media dei risultati Under 20
  • Progressivo peggioramento della media risultati Assoluti

Proviamo a porci delle domande:

  • Cos’è che non funziona a livello assoluto?
  • Non è che chiediamo troppo ai nostri atleti da giovani?
  • Come possiamo lavorare sulla variazione di alcune delle tendenze del grafico?
  • Esiste un modello di sviluppo che va dal reclutamento fino all’elevata qualificazione?

1.3 Modelli organizzativi di alcune nazioni

Grazie ai molti contatti internazionali maturati in questi anni e quindi alle testimonianze di tecnici e dirigenti, ma anche alla conoscenza della storia della specialità, siamo riusciti a ricostruire un quadro generale sulla situazione economica, organizzativa e tecnica di alcune nazioni leader oppure a noi affini, riferite appunto alla specialità del salto con l’asta. Se ne ricavano quadri abbastanza differenti ma altrettanto interessanti su come impostare un progetto organico.

Foto 6: proporzione tra investimenti nello sport di élite e nello sport di base nelle nazioni SPLISS 2.0 (De Boescher et. al., 2006)

Francia. E’ la nazione a noi più vicina, anche culturalmente. Qui, però, le saut à la perche è una vera e propria religione. La specialità ha cominciato a svilupparsi negli anni ’60 in ambienti universitari, per poi salire alla ribalta all’alba degli ’80, grazie al prezioso lavoro tecnico di Jean-Claude Perrin e Maurice Houvion, due allenatori con formazione assai differente, ma la cui unione tecnica ha fatto le fortune della Francia[1]. Da lì sono arrivati tre titoli olimpici (Quinon 1984, Galfione 1996, Lavillenie 2012) e soprattutto un’organizzazione del settore solida e capillare. All’interno della struttura tecnica della Federazione Francese, dove esistono circa 100 allenatori professionisti, pagati direttamente dallo Stato ma arrivati attraverso un processo tecnico e di studi piuttosto selettivo, nel salto con l’asta sussistono una decina di poli di sviluppo sparsi su tutto il territorio nazionale, che rispondono però ad un manager des sauts che allena nella sede centrale di Parigi, presso l’INSEP (Institut National du Sport et Education Physique). Particolarmente importante, negli ultimi anni, il polo tecnico di Clermont-Ferrand dove si allena Renaud Lavillenie e tutto il suo entourage.

[1]Roberto Quercetani, Storia dell’Atletica Mondiale 1860-2000

Germania. Il salto con l’asta in Germania, nonostante la vittoria Olimpica dell’allora tedesco dell’Est Wolfgang Nordwig nel 1972, non ha mai goduto di grande tradizione almeno sino alla metà degli anni ’90. In quel periodo, sotto la spinta di tecnici come Herbert Czingon, Leszek Klima e Vladymir Ryzyh, la specialità ha avuto un’improvvisa impennata sia a livello maschile che femminile, restando al top mondiale fino ai giorni nostri. In Germania, i poli tecnici sono essenzialmente tre (Saarbruecken, Leverkusen e Colonia) e si appoggiano a società private alcune delle quali polisportive (es. Bayer Leverkusen). Per quanto riguarda gli atleti, il sistema professionistico in Germania ha una modalità mista, con la Federazione Tedesca che provvede ad elargire borse di studio ed assistenza in maniera progressiva secondo squadre (Kader) di merito di cui si fa parte (A, B, C o D-C), nelle quali vengono già compresi i migliori atleti Under 18 in prospettiva.[2] Com’è ovvio, a seconda dei risultati si sale e si scende ogni anno di rango, e di conseguenza sale e scende l’assistenza. Alcuni atleti fanno parte di squadre militari o di polizia (retaggio dell’ex Germania Est), ma resta un’opzione poco praticata. Discreto l’apporto di sponsors tecnici e generalisti.

[2] https://www.leichtathletik.de/nationalmannschaft/dlv-bundeskader/

Foto 7: cambiamenti di performance (secondo vari sistemi di misurazione) di alcune nazioni tra 2000 e 2004 (SPLISS 1.0, De Boescher et al., 2006)

Gran Bretagna. Il modello inglese è quello più in voga e dibattuto ai giorni nostri, visti anche i successi che si protraggono da prima delle Olimpiadi di Londra fino ai giorni nostri. In generale, il modello inglese è piuttosto semplice: finanziare chi vince o progredisce, togliere a chi non ottiene risultati. Le fondamenta finanziarie sono costituite da un fondo chiamato Uk Sport, finanziato in gran parte con gli introiti della lotteria nazionale ma anche da istituzioni private. All’inizio di ogni quadriennio olimpico lo Uk Sport stabilisce quali e quanti fondi vanno dati a ciascuna federazione e quali sono gli obiettivi da raggiungere. All’interno di ciascuna disciplina sportiva, le varie federazioni si riservano di scegliere quali atleti seguire economicamente ed in che termine, ovviamente all’interno di programmazioni condivise con i settori tecnici, scelta di gare ed obiettivi tecnici chiari[3]. Il recruiting di allenatori professionisti a contratto (presi attraverso concorsi pubblici ed aperti anche a tecnici stranieri) completa un quadro piuttosto virtuoso. Nello specifico del salto con l’asta, si può dire che fino a metà degli anni 2000 la specialità era totalmente ignorata, ma l’ingaggio di tecnici di alto livello (come ad esempio l’australiano Steve Rippon) e gli investimenti in atleti ed infrastrutture, ha permesso una crescita generale della specialità.

[3] http://www.uksport.gov.uk

USA. Negli stati uniti non esiste un vero e proprio modello di sviluppo, tale è la vastità della nazione, e conseguente è la varietà di sistemi di allenamento soprattutto nel salto con l’asta. In generale, come è risaputo, per fare attività di alto livello negli USA ci si appoggia alle università oppure si firma un contratto da professionisti della durata di 1-4 anni con gli sponsors tecnici. Tutto il resto è pagato da sponsors privati e dagli ingaggi dei meetings. Nello specifico del salto con l’asta, non esiste come detto una “scuola” USA e con essa un unico modello tecnico e programmatico, nonostante la grande tradizione che leghi questa nazione alla disciplina (basti ricordare che gli USA hanno vinte tutte le Olimpiadi nel salto con l’asta maschile fino al 1972, e poi ancora nel 2000 e nel 2004, ed a livello femminile nel 2000 e nel 2012). Sono proprio soprattutto i grandi ex saltatori con l’asta (come ad esempio Jeff Hartwig, Earl Bell, Nick Hysong, Lawrence Johnson e Stacy Dragila) a fare da guida tecnica ai migliori atleti, quasi sempre appoggiandosi alle strutture dei Colleges, ma che hanno portato ad un grande fermento della specialità negli ultimi anni, in particolar modo a livello femminile.

Foto 8: Percentuale di successo degli atleti di alto livello nei paesi SPLISS 2.0 (De Boescher et. al., 2006)

 

2. IDEE DI BUONA POLITICA SPORTIVA NELL’ATLETICA LEGGERA

Foto 9: Francesco Ambrogi, Andrea Giannini, Fabio Pizzolato e Vitaly Petrov in raduno nel 1997 (archivio Andrea Giannini)

2.1 Metodologia della ricerca

Un sistema sportivo è unico perché è legato alla cultura e alla società del proprio paese, ma possiamo mettere a confronto i risultati delle organizzazioni sportive utilizzando la ricerca basata sulle risorse in grado di sviluppare un sistema competitivo, e successivamente provare a formulare una proposta sprcifica. Grazie al modello SPLISS si è potuti andare oltre, affiancando ad un modello meramente ‘economico’ diversi tipi di dati, in modo da migliorare la qualità della ricerca. Il modello SPLISS è un confronto sulle alte prestazioni, nato con lo scopo di ricercare quali fattori possono portare i paesi al successo sportivo internazionale (ad esempio Olimpiadi, Paralimpiadi, Campionati del Mondo ). Tale modello si basa su un’idea di competitività che viene abitualmente utilizzata in studi economici. Il modello SPLISS, come detto, è un modello costituito da nove pilastri che vanno sempre valutati da parte degli stakeholders: atleti, allenatori, direttori tecnici, dirigenti. Attraverso lo studio e l’approfondimento dei “pillars” SPLISS e la loro integrazione nell’attuale modello dell’atletica italiana, si può di conseguenza formulare una proposta sportiva integrata nella disciplina, con particolare riferimento alla specialità del salto con l’asta.

2.2 Supporto finanziario

Secondo il modello attuale, in Italia i migliori atleti delle categorie assolute (ma non solo) sono supportati dallo Stato attraverso i Gruppi Sportivi Militari. Il modello si è standardizzato nella metà degli anni ’90, quando la crisi del Totocalcio ha mandato in crisi il sistema delle società civili, che fino a quel momento riuscivano a supportare finanziariamente gli atleti, e allo stesso tempo le FFSSNN che erano l’altra fonte di supporto alla pratica professionistica dell’atletica leggera. Il ruolo delle società militari, fondamentale ancora di salvataggio dell’atletica negli ultimi lustri, presenta però numerose criticità, essendo non strettamente “meritocratico” in quanto tende a portare allo stesso trattamento economico atleti di livello diverso, penalizzando allo stesso tempo chi resta al di fuori dello stesso sistema. Il problema si acuisce se riportato sui tecnici personali, spesso fuori dai GGSSMM e quindi da ogni tipo di finanziamento permanente. Si potrebbe dunque adottare un sistema “misto”, in cui solo gli atleti di livello internazionale facciano parte dei GGSSMM mentre si potrebbe azzardare un supporto finanziario per i migliori giovani (ed il loro tecnici) per accompagnarli nella crescita tecnica ed esperienziale, prevendo così l’esasperata ricerca di un’entrata prematura in gruppo sportivo, che ha portato alla smodata ricerca della performance in età giovanile.

2.3 Governance, organizzazione e struttura

La FIDAL sta attraversando in questo momento una profonda fase di ristrutturazione di tutta la sua area tecnica. Aboliti i responsabili di settore con il Modello Tecnico per Poli di Sviluppo (vedi 1.2) la riforma non è stata ancora portata a pieno regime, creando un vulnus di competenze, soprattutto tra il supporto della crescita dei giovani talenti e la gestione degli atleti top assoluti. Mentre quest’ultima fase è avocata agli allenatori personali, manca un sostegno (tecnico ma anche organizzativo) per quanto riguarda lo sviluppo degli atleti più giovani, e la contemporanea crescita tecnica dei loro allenatori.

2.4 Larga partecipazione allo sport

Com’è ovvio, la partecipazione all’attività sportiva è affidata alla Scuola (nonostante le restrizioni degli ultimi anni sui Gruppi Sportivi Scolastici) e alle Società Sportive. Il ruolo, va da sé, dev’essere in primis educativo e sociale, l’attività multilaterale, multidisciplinare e ludica, e solo in secondo luogo ( e in un secondo momento) tesa all’evento agonistico. Tuttavia, anche in questo caso, si fatica a distinguere il ruolo delle singole società, efficaci nel reclutamento e nella gestione dei giovani, ma poi spesso incapaci di portare alcuni giovani talenti su ali livelli.

2.5 Ricerca del talento, reclutamento, sviluppo e gestione del talento

Secondo il modello attuale, il reclutamento è affidato in primis alla Scuola e alle singole società sportive. Un modello che, nonostante le continue restrizioni sui Gruppi Sportivi Scolastici, ha portato ad un incremento dei tesserati FIDAL nel settore Promozionale (72231 nel 2015 contro 68054 nel 2014, con un incremento del 5,78%). Il dato va senza dubbio letto positivamente e conferma l’ottimo ruolo delle società nel reclutare giovani atleti nella pratica dell’atletica leggera. Il problema, semmai, sta nel seguito. Manca infatti un piano strategico che limiti il drop-out e che soprattutto accompagni i giovani talenti (e i loro tecnici) verso la possibilità di intraprendere una carriera di alto livello. Una vera e propria “cabina di regia” che, nel caso del salto con l’asta, cercherò di spiegare nel capitolo successivo.

2.6 Supporto sportivo, extra-sportivo e post-carriera

Fondamentale, in questo caso, il ruolo dei Gruppi Sportivi Militari che garantiscono una professione post-atletica a tutti i loro atleti tesserati. Tuttavia, a parte qualche rarissima eccezione, in Italia mancano connessioni tra sport di alto livello e mondo universitario e lavorativo, non sussistendo binari paralleli tra pratica dell’atletica a medio/alto livello e studio/lavoro. I Centri Sportivi Universitari rivestono un ruolo marginale in questo processo, occupandosi ormai soprattutto di reclutamento dei più giovani. Occorre pertanto attivare una serie di protocolli d’intesa reali tra Federazione e Università, sponsor e società di lavoro.

2.7 Training facilities e strutture

L’Italia, grazie anche al clima spesso favorevole, è stato sin dagli anni ’60 un punto di riferimento dell’atletica mondiale, grazie anche ai Centri Federali, di Formia, Tirrenia e Schio, posti in maniera piuttosto strategica nella geografia del nostro territorio nazionale. L’obiettivo è rilanciare queste strutture, rendendole di nuovo punto di riferimento tecnico a livello nazionale ed internazionale, non solo dal punto di vista dell’allenamento, ma anche e soprattutto didattico e culturale.

2.8 Formazione continua e supporto degli allenatori

La Fidal, grazie a questo corso di IV Livello Internazionale, e riattivando annualmente dal 2013 dopo ben 7 anni i corsi di III livello di Allenatore Specialista, sta dando il suo contributo alla formazione ed al perfezionamento di molti tecnici del territorio. La strada da tenere è questa, con due raccomandazioni: passare sempre più “dall’aula al campo” ed ipotizzare una sorta di “formazione continua obbligatoria” sul modello di altre federazioni sportive nazionali.

2.9 Approccio, organizzazione e partecipazione agli eventi internazionali

L’obiettivo, inutile nasconderlo, è quello di “sprovincializzare” la nostra atletica, con particolare riferimento alla specialità del salto con l’asta troppo chiusa su se stessa e poco invisa a nuove sperimentazioni. Conoscenza delle lingue, dell’informatica, delle nuove strategie di comunicazione e di coaching sono condizioni ormai fondamentali per potersi affacciare nei consessi internazionali. L’obiettivo è creare consapevolezza negli atleti e nei loro tecnici di poter essere competitivi prima sul campo, ma anche in altri territori strettamente correlati alla mera performance sportiva. Allo stesso tempo, creare planning condivisi tra Federazione, coordinatori, tecnici ed atleti per pianificare al meglio gli obiettivi internazionali.

2.10 Ricerca scientifica e innovazione: conoscenza, sviluppo e condivisione di informazioni

Grazie all’opera del Centro Studi ed all’attivazione dei corsi enunciati al punto 2.8, la FIDAL e il CONI sono da sempre in prima linea per quanto riguarda la ricerca scientifica e la sua conseguente applicazione sul campo. Spingere sulla ricerca, la conoscenza, la formazione e lo sviluppo è condizione necessaria e come tale va perseguita e continuata in maniera sempre più approfondita, coinvolgendo anche i singoli allenatori in ricerche e pubblicazioni scientifiche, e allo stesso tempo spingersi all’innovazione attraverso le nuove tecnologie.

Foto 10: Yelena Isinbayeva, primatista del mondo nel salto con l’asta femminile con 5.06 e due volte campionessa olimpica (IAAF)

 

3. IPOTESI DI MODELLO TECNICO-ORGANIZZATIVO NEL SALTO CON L’ASTA IN ITALIA

Foto 10: Sergey Bubka, il più grande saltatore con l’asta di sempre (IAAF)

3.1 Premessa

Gestire una specialità tecnicamente complessa come il salto con l’asta è già di per sé un compito non certo semplice; accompagnare un atleta (o un gruppo di atleti) nella sua crescita e nella sua evoluzione tecnica, strutturale e psicologica è soprattutto una scommessa, ma allo stesso modo un’esperienza impegnativa ma che può rivelarsi esaltante, unica e formativa per l’atleta e l’allenatore stesso.

3.2 La mia esperienza personale

Il mio ventennale trascorso da atleta di alto livello è senza dubbio un bagaglio ricco quanto ingombrante, ma doveva (e deve) essere necessariamente integrato con altri percorsi nuovi e differenziati, al fine di ampliare più possibile le mie conoscenze teoriche e pratiche, non solo relate alla specialità del salto con l’asta. Allo stesso modo, tecniche e strategie evolvono in continuazione, rendendo necessaria una continua formazione. 

3.3 Obiettivo: imparare a saltare con l’asta in un sistema realmente integrato

Il salto con l’asta è definito come una delle più difficili specialità dell’intero scibile sportivo, e richiede perciò un’estrema accuratezza nella tecnica di esecuzione, da sviluppare sin dalle categorie giovanili (cosa che non vuol dire certo specializzazione precoce). Una tecnica che dev’essere costruita con pazienza e con dovizia negli anni all’interno di una programmazione accurata ed equilibrata e a suo volta di un sistema perfetto che vede al suo interno tecnico, società, famiglia e successivamente federazione, gruppo sportivo militare, manager e staff medico. L’obiettivo dev’essere altresì quello di fornire al proprio atleta i migliori strumenti per dare il massimo di se stesso, ed allo stesso tempo crescere in un ambiente costruttivo, motivante e confortevole.

3.4 Reclutamento e scouting

Come già accennato nel punto 2.4, il reclutamento verso l’atletica leggera funziona piuttosto bene, seguendo un trend positivo di tesserati nel settore promozionale negli ultimi anni. Un lavoro svolto spesso e volentieri in maniera esemplare da parte delle società sportive, che si relazionano sovente con il mondo della scuola e integrano il modello sportivo con quello ludico-motorio e sociale, attraverso l’esempio dei Centri di avviamento allo sport. Tuttavia, il reclutamento necessita di essere rafforzato attraverso l’assaggio di tutte le specialità dell’atletica leggera, anche quelle più tecniche come appunto il salto con l’asta. Quoi entra in gioco la conoscenza tecnica da parte di allenatori e educatori, che devono essere bravi ad offrire un portfolio di attività approfondito e dettagliato, sempre ovviamente in forma ludica e didattica. Successivamente, al termine delle categorie promozionali si può penare di convogliare i giovani atleti verso una specialità (o meglio, un gruppo di specialità per evitare fenomeni di specializzazione troppo precoce) e cominciare a lavorare sula tecnica analitica e fine. Allo stesso tempo, la Federazione dovrebbe avviare un vero e proprio progetto di scouting, anche attraverso le strutture regionali, al fine di individuare i talenti del futuro ed istruire i loro tecnici verso una buona pratica di crescita tecnica, fisica e mentale. Un vero e proprio progetto proprio come avviane negli sport americani e, in Italia, nei maggiori sport di squadra. In questo caso, i tecnici personali devono condividere relazioni tecniche sui propri atleti con quelli messi a disposizione della federazione, con questi ultimi che devono monitorare l’andamento degli atleti ed aiutarli a crescere, evitando spiacevoli fenomeni di specializzazione precoce e/o drop-out.

3.5 Una crescita armonica

Nelle tappe evolutive di un giovane atleta nulla dev’essere lasciato al caso, e la sua crescita fisica e tecnica dev’essere in linea con i mezzi pedagogici, didattici e sociali messi a sua disposizione. Anno dopo anno, categoria dopo categoria, le esigenze sono diverse come del resto le risposte che tecnico ed educatore devono dare. Eccone un quadro di sintesi:

Categoria Richieste Risposte
Under 12 ·      Conoscenza del proprio corpo nello spazio

·      Socializzazione

·      Rudimenti di preacrobatica generale

·      Voglia di scoprire nuovi giochi/specialità

·      Giochi sportivi

·      Approccio a specialità dell’atletica leggera e dei giochi sportivi

·      Approccio rudimentale all’acrobatica

·      Elementi di salto con l’asta (asta rigida, in sabbia, etc.)

Under 14 ·      Coordinazione grezza/fine

·      Rafforzamento della personalità

·      Conoscenza più approfondita delle specialità

·      Voglia di scoprire/approfondire

·      Lavori generali e specifici su coordinazione

·      Approccio più approfondito sulle specialità

·      Gesto del salto con l’asta più approfondito (materasso, primi salti asta flessa)

Under 16 ·      Prime competizioni

·      Richiesta tecnica maggiore

·      Prevenzione specializzazione precoce e drop-out

·      Costruzione prime strategie di gara

·      Programmi di allenamento delineati e precisi

·      Continuare con varie specialità, ricorso alle prove multiple

Under 18 ·      Maggiore richiesta allenamento

·      Responsabilizzazione

·      Lavorare sulla tecnica e sulla coordinazione specifica dei gesti tecnici

·      Costruzione primi piani di allenamento mirati

·      Lavorare per obiettivi, costanza, coerenza

·      Mezzi di allenamento specifici e analitici

Under 20 ·      Definitiva specializzazione

·      Stabilizzazione tecnica

·      Competizioni internazionali

·      Scelta definitiva di specialità e di carriera

·      Lavoro su mezzi generali, specifici e analitici

·      Periodizzazione strutturata per obiettivi

Senior ·      Mezzi fisici

·      Stabilizzazione fisico-tecnica

·      Stabilizzazione personale

·      Lavoro globale e approfondito sui mezzi tecnici e fisici

·      Lavoro specifico su obiettivi fisici e/o tecnici e programmazione mirata per obiettivi

·      Rapporto con manager, staff medico, società, università: obiettivi condivisi

3.6 I requisiti di un saltatore con l’asta “futuribile”

  • Ottime capacità di corsa (ritmo, velocità)
  • Buone capacità di stacco (coordinazione, reattività)
  • Propensione all’acrobatica
  • Buona forza generale di base, soprattutto per quanto riguarda gli arti superiori
  • Flessibilità e mobilità articolare, soprattutto del cingolo scapolo-omerale
  • Disponibilità mentale nella risoluzione di problemi tecnici complessi
  • Disponibilità mentale ad intraprendere un percorso di medio-lungo periodo

La letteratura ci dice che la migliore età per iniziare il salto con l’asta è attorno agli 11-12 anni, ovviamente integrandolo ad altre specialità dell’atletica leggera. A questa età il giovane atleta ha raggiunto di solito un ottimo livello di capacità coordinative e motorie, ha un’ottima propensione per l’acrobaticità e per le attività più “spericolate” e infine, cosa ancor più vantaggiosa, la forza è assai poco o per nulla sviluppata, non essendo ancora stato raggiunto, nella maggior parte dei casi, lo sviluppo puberale. Ci sono però numerose eccezioni. A livello femminile, infatti, capita sempre più spesso di trovare ex-ginnaste che arrivano al salto con l’asta in età tarda, spesso perché “in uscita” dalla loro disciplina sportiva che è invece molto precocizzante. Queste atlete hanno in genere poche capacità di corsa (non avendola mai allenata) ma grande velocità di apprendimento in un gesto la cui costruzione ha molti punti in comune con la preparazione della ginnastica. E’ chiaro che, in quel caso come in molti altri, bisognerà adattare la preparazione a seconda delle esigenze costruendo, oltre ad un buon salto globale, una capacità ritmica e di efficienza della rincorsa.

3.7 Strumenti necessari per l’allenamento del salto con l’asta

  1. Strutture: pedana di salto con l’asta (meglio se al coperto), attrezzi per la ginnastica, pista, pedane e palestra per la muscolazione
  2. Disponibilità di tempo dell’allenatore, anche nel lungo periodo
  3. Capacità tecnica dell’allenatore (“insegnare” il gesto e “costruire” la condizione fisica)
  4. Ambiente favorevole, da condividere con altri compagni/gruppi soprattutto nelle categorie giovanili
  5. Motivazioni dell’atleta nel raggiungimento dei vari obiettivi

3.8 I mezzi di allenamento: un quadro sintetico

3.8.1 Tecnica del salto con l’asta In un saltatore con l’asta l’allenamento della tecnica di esecuzione del salto rappresenta l’elemento più importante di tutta la programmazione. E’ chiaro, quindi, che il lavoro di tecnica sia oggetto di un continuo studio minuzioso dei movimenti, gesti assai complessi e difficilmente assimilabili tra loro, da parte dell’atleta e del suo allenatore in tutta la loro carriera. Si utilizzeranno mezzi sia generali (salti con rincorse varie e con asta flessa o asta rigida) sia elementi più analitici (parti specifiche del salto isolate ed imitate a diverse velocità) a seconda della categoria, del periodo e delle esigenze specifiche dell’atleta.

3.8.2 Velocità E’ un altro mezzo fondamentala per la costruzione di un saltatore di alto livello, utilizzato in modo differente negli anni ma sempre importanti durante lo sviluppo di un astista. Nelle categorie giovanili, sarà più che altro importante la costruzione di una buona tecnica di corsa generale (v. 3.8.7), in modo tale da legarsi al meglio con una rincorsa con l’asta sicura. Lo sviluppo della velocità, e della conseguente e più specifica velocità con l’asta, entrerà successivamente e farà sì che l’atleta possa utilizzare aste più dure e più redditizie dal punto di vista della risposta elastica.

3.8.3 Forza generale Con la crescita dell’atleta crescono gradualmente anche i carichi dinamici sulla sua struttura ossea e muscolare. Ovviamente il lavoro di forza richiede delle esigenze maggiori da parte di quei gruppi muscolari che partecipano direttamente al salto. Tenendo in giusta considerazione l’importanza di questo fatto, durante il lavoro per l’incremento della forza muscolare, è soprattutto importante mirare al raggiungimento di un livello di preparazione fisica speciale, relazionabile anche con determinati parametri. I mezzi saranno quelli tradizionali, dal carico naturale nelle categorie giovanili fino ai classici esercizi con i pesi in categorie assolute.

3.8.4 I balzi E’ un mezzo che accompagna sempre – in varie modalità – la carriera di un saltatore con l’asta, date le sue importanti qualità condizionanti. I balzi, in genere, tendono a risolvere due problemi: migliorano la funzionalità della preparazione e rafforzano tutto l’apparato locomotore e di sostegno. Anche qui, a seconda dell’età e del periodo di preparazione, si tendono ad usare metodiche (verticali, orizzontali, pliometrici, reattivi) ed ambienti diversi (sabbia, segatura, erba, pista) che permettono volumi ed intensità diverse a seconda dell’obiettivo, oppure tendono a prevenire traumi da sovraccarico. Sin dai primi anni, si dovrà dare particolare importanza all’esecuzione tecnica del gesto, mirata soprattutto ad un corretto appoggio e ad un adeguato controllo del corpo e del baricentro nelle sue fasi.

3.8.5 Forza speciale e forza specifica Forza speciale e forza specifica, al di là della loro accezione che può talvolta creare confusione, sono elementi fondamentali all’interno di una programmazione di un saltatore con l’asta, soprattutto nelle fasi più evolute della carriera. Dando per buona la definizione di forza speciale come l’uso di differenti e svariati mezzi di allenamento che vanno a sviluppare la forza (salite, traini, pesi da lancio), per forza specifica si intende invece quella che prevede l’uso di vari mezzi per il potenziamento della muscolatura con le tensioni tipiche dell’esercizio di gara. I mezzi ed alcuni attrezzi saranno così più vicini al gesto del salto con l’asta (aste appesantite, bastoni, etc.) e, nel caso della ginnastica, questa parte di potenziamento specifico è detto anche ginnastica-forza.

3.8.6 Gli elementi di ginnastica attrezzistica E’ questa forse la più grossa peculiarità che, nella sua crescita, va a contraddistinguere un saltatore con l’asta rispetto agli altri saltatori. Ad un astista è infatti richiesto, oltre che ad essere forte e veloce, di possedere una grande dote di acrobaticità e, più specificamente, una grande capacità dinamica di controllo del proprio corpo. Questo è ovviamente spiegato dalla marcata connotazione acrobatica della disciplina, e anche dalle stesse analogie che si presentano tra le varie discipline della ginnastica (corpo libero, sbarra, anelli, parallele, volteggio ma anche fune e trapezio) ed il salto con l’asta stesso. La ginnastica inoltre, insieme alle esercitazioni di potenziamento specifico, può concorrere per i saltatori evoluti all’incremento generale della forza, e soprattutto serve ad orientare quest’ultima a beneficio del salto.

3.8.7 Tecnica della corsa La tecnica di corsa è la parte più analitica e specifica del lavoro di corsa. L’obiettivo principale è quello di giungere ad un’ottima meccanica della corsa. In questo caso viene sviluppato, sia dinamicamente che, talvolta, a livello statico, un gesto globalmente coretto ed è spesso legata a doppio fino ai lavori di velocità.

3.8.8 Tecnica dello stacco Lo stacco nel salto con l’asta è, dal punto di vista della tecnica, meno importante della presentazione e del successivo caricamento dell’asta. Tuttavia, l’azione di stacco va eseguita in maniera tecnicamente corretta e, al pari della corsa, si fanno spesso allenamenti specifici per il miglioramento del gesto.

3.8.9 Stretching, mobilità articolare e ginnastica posturale Lavori preparatori e complementari rispetto a quelli sopraindicati, rivestono grande importanza sin dalle categorie giovanili. Flessibilità muscolare e mobilità articolare hanno grande importanza dal punto di vista della prevenzione degli infortuni, migliorano l’attivazione neuro-muscolare prima dell’allenamento ed in generale consentono all’atleta un gesto tecnico più redditizio, dando la possibilità di far lavorare i segmenti corporei con un angolo d’azione (ROM) più ampio. Nella specificità del salto con l’asta, inoltre, è fondamentale il lavoro di mobilità articolare per quanto riguarda il cingolo scapolo-omerale.

3.8.10 Elementi di resistenza generale Essi sono prerogativa soprattutto delle categorie giovanili, ma talvolta si inseriscono anche nei periodi preparatori degli atleti evoluti, ed hanno come scopo principale quello di migliorare la resistenza e la capacità aerobica e anaerobico-lattacida dell’atleta. Il cross viene svolto, in genere, alla fine dell’allenamento, e può durare fino a 30’; è consigliabile un ritmo progressivo. E’ molto importante come lavoro di sintesi e di scarico dell’allenamento. I giochi sportivi possono essere i più disparati (calcio, basket, volley, tennis), e talvolta si possono usare anche all’inizio dell’allenamento anche per la loro componente ludica e cognitiva.

TABELLA DEI MEZZI DI ALLENAMENTO RICHIESTI PER OGNI CATEGORIA

Under 14 Under 16 Under 18 Under 20 Senior
Tecnica asta ***** ***** ***** **** ***
Velocità/Rapidità ** *** **** ***** *****
Acrobatica ** *** ***** ***** ****
Coordinazione generale ***** **** *** ** *
Resistenza generale ***** **** *** ** *
Resistenza specifica * * ** *** ****
Forza generale * * ** *** *****
Forza speciale/specifica * * ** *** *****

3.9 Pianificazione di un allenamento pluriennale: i punti chiave

In sintesi, in un lungo percorso da condividere con un atleta ci devono essere:

  1. Preparazione tecnica accurata sin dalle categorie giovanili
  2. Preparazione fisica globale nelle categorie giovanili
  3. Preparazione fisica specifica nelle categorie assolute
  4. Specializzazione tardiva (parziale nella categoria Allievi, totale dalla categoria Junior)
  5. Obiettivi tecnici e ludici nelle categorie giovanili, obiettivi prestativi nelle categorie agonistiche
  6. Psicologia e coaching

Foto 11: Renaud Lavillenie, attuale primatista del mondo nel salto con l’asta con 6,16 (archivio IAAF)

4. CONCLUSIONI

Questo lavoro vuol essere soprattutto un tentativo di sintesi tra un modello tecnico, che in Italia funziona solo parzialmente e nella periferia, ed uno organizzativo da costruire dalle sue fondamenta, prendendo esempio dall’esperienza dello SPLISS. Per far questo, il project work sarà passato al vaglio degli esperti internazionali della IAAF per avere un giudizio autorevole sulla sua fattibilità L’obiettivo è quello di dare un contributo allo sviluppo e alla gestione della specialità del salto con l’asta in Italia, dove sono presenti attualmente tecnici ed atleti di qualità, ma manca un comune denominatore che possa per mettere di “far rete” tra di loro e dare dignità internazionale alla disciplina. Il salto con l’asta è una specialità complessa ed in continua evoluzione, ed una fitta rete di interscambi tra comitati olimpici, federazioni, allenatori, manager e società è senza dubbio il terreno fertile per un’ulteriore evoluzione ed un definitivo salto di qualità nell’ambito del reclutamento, della tecnica, della gestione e della programmazione a tutti i livelli.

4.1 Limiti e criticità

Il modello SPLISS è un modello di comparazione tra gli sport di alto livello di vari paesi che ha l’obiettivo di capire quali fattori comuni possano portare all’eccellenza sportiva. Tale modello è piuttosto innovativo rispetto ai precedenti, ma ha come limite principale quello di avere come campione un numero limitato di nazioni/regioni (7 nello SPLISS 1.0, 16 nello SPLISS 2.0). L’Italia, tra l’altro, era presente nel primo studio e non nel secondo, rendendo meno approfondita l’analisi e più difficilmente integrabile il modello teorico con quello attuale nel nostro paese. Il modello SPLISS, inoltre, necessita di ulteriori campi di applicazione per capire quanti e quali “pillars” possono veramente essere esaustivi e funzionare in ogni nazione. Per questo, come l’autore tiene a sottolineare, l’esistenza dei “pillars” non è certo garanzia del successo di un sistema sportivo. Così come va ulteriormente approfondito lo sviluppo di alcuni di questi pilastri. Infine, il ruolo dello sport nella società di oggi va velocemente modificandosi, con gli stessi Giochi Olimpici che dedizione dopo edizione vanno ad allargare la platea di nazioni partecipanti ed il numero delle stesse discipline sportive, in modo da assicurarsi uno “show” sempre più globale ed appetibile agli sponsor.

(266)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *