Salto con l’asta: la sindrome da tre nulli in entrata

Potevi entrare più basso”.

Nel salto con l’asta, fare tre nulli alla misura di entrata, soprattutto quando si parla di una competizione a squadre dove ad ogni piazzamento corrisponde un punteggio, fa sempre male. Ma non farà mai rabbia come quando senti o leggi quella frase, rimbombante e ridondante negli anni, che fa molto bar dello sport, subito dopo la tua gara andata male. “Potevi entrare più in basso”.

L’antefatto. Qualche giorno fa la brava astista azzurra Sonia Malavisi* ha collezionato tre nulli alla misura di entrata di 3,95 nel Campionato Europeo a Squadre. Per lei è un periodo di grandi trasformazioni tecniche, che l’ha portata a sballare competamente i salti di gara, soprattutto nella parte del caricamento dell’attrezzo. Gli mancava l’avanzamento, ovvero la lunghezza del salto, e finiva a malapena sui materassi. “Poteva entrare più in basso” è stata l’analisi tecnica di molti colleghi. A me era capitato, solita storia, 16 anni fa, Coppa Europa, 3 nulli a 5 metri. Stesso sermone: “Potevi entrare più in basso”. Purtroppo, non è così.

Il salto con l’asta non è una scienza esatta. Il salto con l’asta […] racchiude però in sé un’estrema accuratezza nella tecnica di esecuzione, dalla preparazione della rincorsa fino all’atterraggio sui materassi. Una tecnica che necessita di una grande conoscenza di base da parte dell’allenatore, e che dev’essere costruita con pazienza e con dovizia negli anni assieme all’atleta all’interno di una programmazione accurata ed equilibrata. L’ho scritto, poco tempo fa, nella mia tesi da Allenatore Specialista FIDAL. Il significato è chiaro: il salto con l’asta, essendo forse la specialità più complessa dell’intero panorama sportivo, non si inventa da un giorno all’altro, e soprattutto non è una scienza esatta, esposta com’è a troppe variabili esterne (condizioni atmosferiche, durezza/lunghezza dell’attrezzo) ed interne (condizioni fisiche e soprattutto tecniche).

L’evoluzione della tecnica. A differenza delle altre specialità di salto e di lancio, l’evoluzione della costruzione tecnica del salto con l’asta porta a periodi in cui non si riesce proprio a concludere il salto (della serie: invece di saltare meno, non si salta per niente). Questo perché la fase di caricamento dell’asta, oltre che ad accumulare energia per andare più in alto, deve portare anche ad un avanzamento dell’intero sistema, e di conseguenza quando non c’è caricamento (o questo è fatto male) è probabile che non ci sia avanzamento. Risultato: si ricade sopra l’asticella, anche se la metti a 2 metri di altezza. “Potevi entrare più in basso” serve a poco.

Può capitare. Rompere e ricostruire degli schemi motori così compessi comporta dei momenti in cui l’intera struttura del salto si rompe. Se c’è un anello di carta tra gli anelli di ferro, la catena si spezza. E può capitare anche in gare importanti, nonostante in allenamento i riscontri possano essere positivi. D’altronde, per gli atleti di alto livello la condizione-gara tende spesso ad essere molto diversa da quella di allenamento. Può capitare, dunque, ma non lo facciamo apposta. A me è capitato spesso, perché la mia tecnica era molto instabile, a dispetto di buone capacità condizionali. Non è una scusa, è un fatto. Basterebbe sempre analizzare tecnicamente in maniera approfondita ogni singola gara, soprattutto con i supporti multimediali a nostra disposizione adesso. Prima di lasciarsi andare, magari, al solito “Potevi entrare più basso”.

Separare i fatti dalle opinioni. E’ uno dei concetti fondamentali di ogni giornalista. Basta saper discernere, sempre, le due cose. In questo caso.

3 nulli = fatto

“Potevi entrare più in basso” = opinione.

Questo articolo, ovviamente, è un’opinione personale corroborata da alcune considerazioni tecniche, ed è quindi confutabile qualora vengano esposti fatti e considerazioni tecniche di tipo diverso.

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Sonia Malavisi in azione al Campionato Europeo a squadre 2015 a Cheboksary (foto Colombo/Fidal)

Sonia Malavisi in azione al Campionato Europeo a squadre 2015 a Cheboksary (foto Colombo/Fidal)

*Sonia Malavisi, 21 anni, è assieme a Roberta Bruni una delle più grandi certezze/speranze del salto con l’asta femminile in Italia. Nel 2013 ha saltato 4,42, giungendo terza ai Campionati Europei Juniores. Nel 2014 ha avuto un anno di stasi, o meglio di maturazione tecnica, fisiologico a questa età ed in questa specialità. Nel 2015 ha deciso, di concerto con il suo tecnico, di modificare radicalmente la struttura del suo salto, per ricostruirne una totalmente nuova e più performante. Esempio di lungimiranza e umiltà, nel saper investire su se stessa e sul proprio futuro rischiando qualcosa nell’immediato. Questo processo richiede tempo e pazienza, soprattutto quando in mezzo ci si mette anche qualche piccolo infortunio.

(2014)

5 Responses to Salto con l’asta: la sindrome da tre nulli in entrata

  1. ettore ha detto:

    Basta completare il consiglio e non ci sarà più niente da obiettare:
    Potevi usare un’asta più tenera ed entrare più in basso!

  2. Marco ha detto:

    D’accordissimo, bell’articolo, sappi però che scondo me sembra che ne stia giustificando la convocazione! Credo e spero che non sia così!

  3. Ferdinando ha detto:

    Come ha detto Andrea, chi ha la tendenza ad avanzare poco, lo fa SEMPRE, (abbastanza) indipendentemente dall’asta che usa, anche se viene da pensare diversamente. Un salto con i ritti a 20cm è quasi un terno al lotto; uno coi ritti a 70/80 molto di meno. Vero è che è difficile saltare alto coi ritti lontani. Dispiace per Sonia (si rifarà), ma è anche vero che in un periodo di crisi, magari iniziare la gara con un salto facile sarebbe stato meglio 😊

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