Uno sport che non mi piace

E’ l’ennesima dimostrazione di come si sia corrotto lo sport mirato esclusivamente alla caccia di medaglie e ai risultati a tutti costi“. Leggo questa frase che rimbalza oggi sui media, come corollario ad una nuova, brutta vicenda che vede ancora una volta il doping come protagonista. In un momento che vorrebbe essere di cambio epocale nel nostro paese, dove la caparbia lotta alle sostanze proibite si scontra con le molte resistenze interne e, talvolta, con errori di valutazione che rischiano di minarne la credibilità (leggi whereabouts), questa frase mi ha colpito di più di tante sentenze. Ecco il perché.

Doping come conseguenza. La frase non dice qualcosa di nuovo sul doping, ma va più in profondità. Alla radice c’è un disagio interiore, una cieca brama di riuscire, di vincere, o almeno di sopravvivere. Lo sport non è più – come nella sua accezione naturale – diporto, divertimento, ma diventa un meccanismo perverso con il quale portare a termine un disegno disonesto. Per se stessi e per gli altri.

Dove sono finiti i modelli educativi? Tutto parte da lontano. Nell’era mediatica dei Masterchef, degli X-Factor e dunque del competere (e cercare di vincere) a tutti i costi, l’obiettivo è ormai quello di arrivare al traguardo prima e meglio di tutti. Giungere al fine ignorandone i mezzi. La scuola pare ormai persa in se stessa, in parte diplomificio in parte crudele dispensatrice di compiti pomeridiani. Spazio rubato alla curiosità e alla fantasia. Spesso obblighi, difficilmente stimoli. Substrato naturale per la cultura dell’apatia, o della scorciatoia.

Lo sport che dice? Ultimamente si legge di grandi inchieste sull’antidoping. Bene. Di un nuovo sistema italiano di controllo affidato ai NAS. Benissimo. La nostra casa ha un tetto nuovo di zecca. Peccato che le fondamenta siano marce. Peccato che nelle piccole società sportive, spesso con buon senso ci mancherebbe, si è da tempo radicata la cultura del risultato, prima possibile e ad ogni costo. E qui non si tratta di doping. Troppo giovani. Magari, da grandi, si vedrà.

I dati. Nell’atletica, il mio sport di riferimento, a livello giovanile siamo forti, spesso fortissimi. Merito, vero, spesso anche dei “nuovi italiani” con il loro patrimonio generico estremamente benevolo. Ma allora perché poi siamo così scarsi a livello assoluto? Perché non contiamo più nulla a livello internazionale, nonostante gli oltre 300 atleti professionisti (leggasi militari) che sono messi nelle migliori condizioni per eccellere? Non sbagliamo qualcosa a monte? E perché i (pochi) buoni risultati sono spesso messi in discussione con accuse di doping?

Gli errori. Il termine “specializzazione precoce” è ben conosciuto, visto come uno spettro da scacciare ma poi prontamente applicato sui campi. Della serie: se nasco tondo, muoio tondo. Ma non basta. Un’altissima specializzazione ci dovrebbe essere: quella della costruzione del perfetto gesto tecnico. Dovere di un allenatore, che implica conoscenza e dedizione sul campo. Quello è il mezzo più importante, almeno a medio-lungo termine. Ma questo mezzo giustifica il nostro fine, se dobbiamo vincere un campionato under 16 o under 18. E allora lasciamo perdere la tecnica, magari facciamo qualche peso o qualche balzo in più per rinforzarci. In futuro si vedrà…

Soluzioni? Se dovessimo guardare al libro dei sogni, la proposta di Sandro Donati (“Lo sport del doping“) di creare una “Confederazione degli sport giovanili” potrebbe essere presa sul serio, o comunque valutata. Per ritrovare aspetti sociali dello sport giovanile ormai abbandonati. Per scardinare la cultura del risultato prima possibile, e ad ogni costo, e magari prevenire di cadere in tentazione sul doping e su altri trucchi. Già, libro dei sogni, purtroppo. Perché di altre soluzioni non se ne vedono. Si aborra la specializzazione precoce e poi si fanno raduni di specialità Under 16. Si considerano i giovani atleti (e i loro tecnici) solo se i loro nomi sono già nei primi posti nelle graduatorie, senza badare al loro percorso. In fondo, mutuando il buon basket, basterebbe un po’ di scouting. Scouting….e che cos’è?!?

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