Giuseppe Gibilisco si ritira: da oggi sarà un’altra atletica

Per ogni atleta arriva il momento in cui bisogna dire basta, e questo è il mio”. La carriera di un atleta, piccolo ma intenso scampolo di vita, ha un inizio e un termine. Fa però un certo effetto sentirlo dire da chi ha segnato la storia del salto con l’asta in Italia, e caratterizzato gran parte della carriera di chi scrive. Giuseppe Gibilisco, da oggi, sarà un uomo diverso. Non più l’atleta talentuoso e testardo che ha fatto sognare addetti gli ai lavori e gli amanti di questo sport. Ma anche la persona capace di grandi imprese, di percorsi difficili e di caparbie risalite, che in due anni (2003-2004) ha avuto il merito di vincere un oro mondiale e un bronzo olimpico, per poi cadere e rialzarsi tante volte.

Foto Colombo/Fidal

Foto Colombo/Fidal

Ho la presunzione di averlo conosciuto bene bene, Giuseppe Gibilisco. Ragazzo e poi uomo dal carattere duro e spigoloso, ma sempre capace di essere generoso. Ne ho sempre ammirato la totale dedizione all’atletica leggera e al salto con l’asta, ne ho invidiato i livelli tecnici e prestativi raggiunti, ma rivendico con orgoglio un percorso comune fatto assieme tanti anni fa. A Formia, centro tecnico oggi ormai quasi dimenticato, dove lui ha costruito i suoi successi e anch’io ho provato – non riuscendoci – a diventare un campione. Una bella storia fatta di fatica, di rinunce, di duri allenamenti quotidiani, ma ampiamente ripagata dai risultati, da tanti bei viaggi in giro per il mondo e dalla consapevolezza di poter fare quello che avevamo sempre sognato: gli sportivi professionisti. Ma la sua dedizione, in quegli anni sotto lo sguardo vigile di Vitaly Petrov, superava quella di tutti noi, ricordando sovente quella ossessiva di un altro grandissimo che sempre a Formia aveva fatto la sua casa: Pietro Mennea.

Poi gli anni sono passati, e mentre la mia carriera si avviava alla conclusione, la sua ha preso strade nuove e diverse. La separazione traumatica dal suo mentore Vitaly Petrov nel 2005, la ricerca di nuove vie per migliorare ancora, e poi quella brutta storiaccia di doping, dal quale ne è poi uscito pulito ma che gli ha forse rubato gli anni migliori di carriera. Tre Olimpiadi affrontate con alterne fortune, il ritorno ad alti livelli agli Europei di Barcellona 2010 (quarto con 5,75), tanti infortuni, la nuova collaborazione (poi di nuovo interrotta) con Vitaly Petrov e gli ultimi due anni fatti di picchi (la vittoria ai Giochi del Mediterraneo 2013 con 5,70, misura fatta anche quest’anno) e di difficili cadute (i tre nulli in qualificazione ai Mondiali di Mosca dello scorso anno, e quelli di pochi giorni fa agli Europei di Zurigo).

E’ stata una lunga storia. Una storia di atletica e di salto con l’asta. Che ci può piacere o meno, ma che non dobbiamo dimenticare. Da oggi, sarà un’altra storia.

Giochi del Mediterraneo Tunisi 2001: primo e secondo

Giochi del Mediterraneo Tunisi 2001: primo e secondo

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