Correre fa bene…anche con l’asta!

E’ passato un altro anno, ricco di tante cose belle e anche qualcuna meno bella, ma l’importante è essere di nuovo qua ad inforcare la mia asta e correre una frazione della Relay alla Milano City Marathon in favore dei fantastici bambini dell’Ospedale De Marchi. C’è una novità, nel frattempo: i km da percorrere da 8 sono diventati 9. La cosa non mi fa paura anche perché, nonostante sia più vicino ai 40 che ai 30, una sana dose d’incoscienza mi accompagna ancora. Per fortuna.

Con Pierluigi Casiraghi, in attesa di partire per la nostra frazione

Con Pierluigi Casiraghi, in attesa di partire

Come lo scorso anno, correrò l’ultima frazione, avendo l’onore di portare la bandiera della Fondazione De Marchi fino al traguardo. Manuela è con me, e corre per la Disabili No Limits Onlus di Giusy Versace, la quale non mi ha perdonato e mai mi perdonerà il “tradimento” del non correre per loro… Con la mia bellissima maglietta “griffata” Andrea Giannini proprio dai ragazzi della De Marchi, mi avvicino alla zona cambio aspettando l’amico Francesco, che a “passo merenda” mi porterà il testimone. Assieme a me, impegnato in un’altra staffetta sempre per la Fondazione De Marchi, c’è Pierluigi Casiraghi: un mito del calcio di qualche anno fa (chi non lo ricorda con le maglie di Juve, Lazio e Chelsea) ma soprattutto persona affabile, simpatica ed impegnata nel sociale. Con Gigi aspettiamo i nostri compagni di squadra, e c’è modo di scambiare due chiacchiere sul calcio (è in attesa di una nuova panchina da allenatore, dopo l’esperienza con l’Under 21 azzurra) e sull’atletica (la sua bambina fa salto in lungo all’Atletica Monza, che bello!), anche perché chi ci deve dare il cambio se l’è presa molto comoda… Dopo tempo immemore, ma con aria più che dignitosa, arriva Francesco che mi dà il cambio: lo abbraccio, assicuro il chip sulla mia asta per non perderlo e saluto Casiraghi, che resterà in attesa del suo cambio ancora per un bel po’.

Al traguardo!

Al traguardo!

Inizia la mia lunga rincorsa con l’asta: lo scorso anno l’ho fatta tutta con la pioggia, mentre quest’anno il vero nemico è il vento che, se da una parte fa tendere imperiosa e ben visibile la banidera della De Marchi, dall’altra mi costringe ad uno sforzo supplementare per tenere alta l’asta. Nonostante questo, il mio passo è baldanzoso e supero addirittura uno staffettista con una bandiera (“guarda che bandierone porto io” gli faccio capire con lo sguardo, superandolo con boria). Sul percorso incontro tanti amici che mi incitano ma anche tanti che mi prendono in giro (tipo Paolo del negozio sportivo Verde Pisello: e pensare che corro con le scarpe comprate da lui…), incrocio il meraviglioso gruppo della onlus “L’Abbraccio”, con l’amica Simona e il suo splendido Niccolò, e tanti altri appssionati che corrono nell’occasione per fare del bene. Quando comincio ad accusare un po’ la fatica, ecco che un provvidenziale runner mi si affianca, dandomi compagnia e conforto. A dire il vero, vorrebbe anche scambiare due parole, ma io sono decisamente a corto di fiato… I chilometri passano e, nonostante la fatica, già mi dispiaccio al pensiero che la fine della gara si avvicina: per un momento, vorrei che questi chilometri non finissero mai, tanto è bella questa esperienza. L’acido lattico, però, mi riporta alla realtà, ma il traguardo non dev’essere poi così lontano. Vedo gli amici della De Marchi che sono venuti a “scortarmi” sull’arrivo. Francesco, preso dall’entusiasmo, scavalca una balaustra in modo decisamente fantozziano e mi raggiunge.

Balbettando qualcosa allo speaker

Balbettando qualcosa allo speaker

Il traguardo è un tripudio di entusiasmo, calore e gioia: è come una festa, anzi di più! Con il poco fiato a disposizione, balbetto un ringraziamento ai microfoni dello speaker, per poi buttarmi nelle braccia di Manuela (arrivata molto prima di me!). Ci sono poi le interviste, le foto, i saluti e il ristoro (con birra) a corollario di questa nuova, splendida giornata. Bello bello bello.

E anche quest’anno, mi sono divertito.

 

Andrea Giannini

Foto di Giancarlo Colombo

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