Rinasce la Libia, rinasce lo Sport

In piazza dei Martiri i ragazzi vendono rose. Per guadagnare, certo, ma anche per contagiarsi con libertà, amicizia e amore che rinascono nella nuova Libia. Ai tempi di Gheddafi, questa grande spianata che dal centro di Tripoli guarda verso il mare si chiamava Piazza Verde, come il colore delle vecchia bandiera; anni prima, sotto la colonizzazione dell’Italia Fascista, aveva preso il nome di piazza Italia. Adesso ci si è finalmente liberati da qualsiasi tipo di dispotismo, e la popolazione libica può finalmente riprendersi quello che è suo. A partire dal mondo dello sport, dove il Comitato Olimpico Libico è già da tempo a lavoro per far ripartire l’intero movimento. 

Come AIPS, Associazione Mondiale dei Giornalisti Sportivi, siamo stati loro ospiti per qualche giorno, in occasione di un convegno che ha coinvolto molti giornalisti sportivi della Libia chestanno facendo rinascere testate, siti internet, radio e televisioni.

Tra le macerie dell’ex quartiere generale di Gheddafi

Come ad esempio Libya Alhurra, il primo canale indipendente appena nato, e che proprio in questi giorni sta riprendendo le sue trasmissioni sportive. Il Comitato Olimpico libico, come detto, si sta impegnando alacremente per far ripartire lo sport in un paese vasto tre volte l’Italia, ma in cui metà della popolazione è concentrata nella sola Tripoli. Nell’imminenza dei bombardamenti, i dirigenti hanno saggiamente nascosto libri, pubblicazioni, macchinari tecnici e attrezzi in un bunker, tutto si è salvato dalla guerra ed il Centro di Preparazione Olimpica è ad oggi un vero e proprio gioiello con palestre, biblioteca e centri di valutazione funzionale all’avanguardia. Nel frattempo, sono già stati fatti accordi con il Coni che ha assicurato tutta la sua collaborazione tecnica e organizzativa; presto si dovrebbe riformare la Federcalcio nazionale (a proposito, è difficile che Claudio Gentile diventi il Ct della Libia…), ma per vedere i nuovi campionati di calcio ci vorranno ancora diversi mesi, al fine di evitare incidenti “politico-calcistici” come si sono verificati del vicino Egitto.

Il fuoco sotto la cenere degli animi, in effetti, cova ancora. La guerra civile ha lasciato sul campo troppi morti e numerosi dispersi, di cui si vedono ancora le foto ai bordi delle strade. La città di Tripoli è intatta, se si eccettua quello che fu il quartier generale di Gheddafi, prima fortino inviolabile e poi raso al suolo dai grappoli di bombe della NATO e dalla rabbia del popolo libico, e ridotto adesso ad uno spettrale cumulo di macerie e di immondizia. La vita normale, nel frattempo, è già ripresa in tutti i quartieri: forse non si è mai del tutto interrotta dove non ci si sparava. Adesso, c’è la libertà, presto si spera che arrivino anche organizzazione e l’amministrazione efficienti. Lo sport libico ha già dato l’esempio.

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