Io corro (con l’asta) per la Fondazione De Marchi!

Ci risiamo. E non poteva essere altrimenti, visto che l’anno scorso era andata alla grande. Gli amici della Fondazione De Marchi mi hanno ancora una volta scelto per fare da testimonial in occasione delle staffette Charity per la Milano City Marathon. Non si poteva dire di no ad amici come Lorenza e Francesco, e soprattutto ai meravigliosi bambini in cura all’ospedale De Marchi di Milano. Ma quest’anno, in preda ad un raptus di megalomania, oltre ad accettare calorosamente ho deciso di rilanciare in grande stile: “Farò l’ultima frazione della staffetta (8km) con l’asta da gara che terrà la bandiera firmata dai bambini del De Marchi”. A 35 anni suonati, dunque, non ho ancora smarrito (per fortuna) l’incoscienza, ma tanta era la voglia di dare un segnale forte per aiutare la Fondazione e soprattutto questi bambini: e conoscendo un po’ i meccanismi dei media, sapevo che avrei creato anche un buon battage, vista anche la contemporanea partecipazione per lo stesso gruppo di Giacobbe Fragomeni, un grande della nostra boxe e compagno di raduni in quel di Formia alla fine degli anni ’90.

A rendere il tutto un po’ più complicato – e forse anche romantico – ci si è messa la pioggia, che ha reso più eroica la sgroppata degli oltre 8000 staffettisti (tra i quali molti volti noti dello spettacolo e dello sport). Ma, prima di partire, una brutta notizia giunta da casa mi ha tagliato le gambe, e messo in discussione tutti questi bei propositi. “Che faccio, parto – mi sono detto – o mi precipito in Toscana?”. Alla fine le notizie non apparivano così gravi ed ho scelto di correre, decidendo di portare con me anche il telefonino, ansioso di ricevere “quella” telefonata rassicurante da casa. Con questo tourbillon di emozioni ed ansie ho atteso con pazienza, sotto la pioggia, che arrivasse Giacobbe Fragomeni a darmi il cambio: lui avrebbe poi proseguito con me fino al traguardo. Ed ecco, dopo un po’, intravedere da lontano la sua inconfondibile sagoma: cavolo quanto corre questo qui! Lo saluto e parto con lui: c’è anche la sua compagna, fresca come una rosa dopo “soli” 20 km di gara. Partiamo assieme e chiacchieriamo di passato presente e futuro: lui è ancora un atleta in attività e mi impressiona per grinta e dedizione. L’asta non pesa poi così tanto, nonostante la bandiera zuppa d’acqua: dall’impugnatura da astista passo a quella di sbandieratore, me la rimpallo a destra e sinistra e la calo preventivamente in prossimità dei fili del tram: ci mancherebbe solo la maratona col “botto”!

Gli ultimi metri della Fondazione De Marchi alla Milano City Marathon 2012

Dopo un paio di chilometri, Fragomeni e signora mi salutano (“perdonami, ma questo ritmo mi imballa le gambe”). Saluto e proseguo da solo. Ma la mia solitudine è alleviata dalla cosa più bella che potessi aspettarmi in quel momento: una telefonata da casa che mi rassicura sulle condizioni di un familiare. Sono felice, commosso, sollevato, e porto ora la mia bandiera più in alto di prima. Il mio passo, valutabile attorno ai 6’00”/km, mi permette addirittura di superare anche un bel po’ di gente, molti dei quali hanno scelto di eserci soprattutto per fare del bene: chapeau! Noto anche tante belle ragazze in corsa, e posso permettermi di fare anche un po’ il “mollicone” dato che Manuela è partita dopo (speriamo non mi raggiunga!) con i Disabili No Limits di Giusy Versace (che ho “tradito”!). Chi mi raggiunge, invece, è l’amico “Tarantola-Bolt” dei Podisti da Marte, che mi guarda con aria di superiorità, mi saluta e mi sfila davanti: lui sì che è un atleta in attività! Comunque, con il mio passo baldanzoso mi accingo verso il traguardo: vedo lontano l’Arco della Pace e capisco che non manca poi così molto. All’Arena, a circa 1 km dalla fine, mi aspetta Francesco per correre l’ultima parte con me, e poi arrivano Valerio e tutti gli altri della De Marchi. L’arrivo è una festa: tante persone, noncuranti del maltempo, ad aspettare ed applaudire gli “eroi” delle staffette che ce l’hanno fatta. Eh sì, ce l’ho fatta anch’io. Ma non sono certo un eroe: solo un “incosciente” a cui ogni tanto piace divertirsi e fare del bene.

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