La Cina è vicina. E l’Asia corre

Eravamo rimasti al 2008 ed alle imponenti (e riuscite) Olimpiadi di Pechino. A distanza di due anni, ho avuto la fortuna di sbirciare un altro angolo di Cina: Guangzhou, sede pochi giorni fa dei Giochi Asiatici ed anche del comitato esecutivo dell’Aips (Associazione Internazionale della Stampa Sportiva) al quale ho partecipato.

Guangzhou è una “cittadina” di 13 milioni di abitanti (la terza in ordine di grandezza dopo Pechino e Shangai) e forse è meglio conosciuta con il vecchio nome coloniale di Canton. E’ posta nella zona sud-est della Cina, non lontana da Hong-Kong, e per questo ha un clima decisamente sub-tropicale. Perfetta, in questo senso, la scelta di disputare gli Asian Games tra il 12 e il 27 novembre.

I Giochi Asiatici, per quel che ho potuto vedere, sono stati una manifestazione ben studiata e perfettamente riuscita. L’aver applaudito lo splendido ritorno ad alti livelli del campione olimpico dei 110 hs Liu Xiang, che con 13”09 ha annichilito la concorrenza, è stata la classica ciliegina sulla torta. Così come è da ricordare la perfetta espressione di forza e tecnica con cui il discobolo Eshan Hadadi ha “sparato” il suo attrezzo a 67,99, mostrando poi nel giro d’onore la bandiera iraniana e con essa il lato più bello tra le molte contraddizioni del suo paese.

Allo stadio di Guanghzou, in occasione delle finali di atletica dei Giochi Asiatici 2010

Giochi eccellenti, dunque. Merito appunto di un’organizzazione capillare ed efficace, che ovviamente può contare su un numero cospicuo di persone: non solo tante però, ma anche giovani, intraprendenti e preparate. Mi ha colpito molto, infatti, il fatto che tutti i giovani cinesi parlassero perfettamente l’inglese, avessero ottime conoscenze di organizzazione e comunicazione, e soprattutto grande autonomia nel risolvere problemi e prendere decisioni. Forse, in questo senso, dovremmo rivedere il nostro stereotipo (o quello che ci viene propinato dai mass-media occidentali) di Cina come paese oscurantista ed “ingessato” su un potere centrale e piramidale. Certo, alcune restrizioni restano (vedi Youtube, Facebook e molte applicazioni di Google), ma a livello personale e professionale c’è una grande intraprendenza che mi ricorda, per certi versi, il mondo americano.

Per non parlare della città, pulita e coperta di fiori in occasione dell’evento, e con infrastrutture da fare invidia alle più avanzate città del Nord Europa. La città, ovviamente, si presenta multicolore e dalle tonalità più disparate: ai grandi e moderni centri commerciali si contrappongono i quartieri più vecchi e poveri, ma la possibilità di girare ovunque senza correre nessun rischio mette subito a proprio agio. Gli odori forti della cucina cinese, la manifattura ormai capace di imitare qualsiasi prodotto occidentale, la moltitudine di gente (sono veramente tanti) ancora non abituati a vedere uomini occidentali che ti squadrano come se fossi un alieno…tutto questo rende ancora più suggestiva un’esperienza davvero indimenticabile.

Infine, la Cina. E l’Asia. La prima sta investendo soldi ed ingegno nello sport. Ai Giochi Asiatici di Guangzhou (dove ha vinto la bellezza di 416 medaglie…) seguiranno nel 2012 le Universiadi a Shenzhen, altra città in grande espansione, e nel 2015 i Campionati Mondiali di Atletica a Pechino. Il continente asiatico è anch’esso, per larga parte, il presente ed il futuro dello sport. E’ notizia di pochi giorni fa l’assegnazione al Qatar dei Mondiali di calcio 2022. Tra poche settimane, Dubai ospiterà i Mondiali di nuoto. La stessa Corea Del Sud è già una potenza sportiva: ha già in tasca da tempo i Mondiali di Atletica (Daegu 2011) e la prossima edizione dei Giochi Asiatici (Incheon 2014), e quella 2015 delle Universiadi (Gwangju 2015), e spera di poter fare “cappotto” aggiudicandosi con Pyeongchang le Olimpiadi Invernali del 2018.

Investire nello sport non vuol dire solo vincere medaglie, ma saper programmare, progettare e gestire avvenimenti di grande levatura. Un’Asia divisa tra paesi arabi (Qatar, Emirati Arabi, Arabia Saudita e lo stesso Iran, altra potenza sportiva in grande crescita) ed estremo oriente, con Cina e Corea a tirare le fila. Ma garnde unità d’intenti. Un continente in grande crescita non solo demografica, ma anche tecnologica, sportiva e culturale. E noi”vecchi” occidentali stiamo a guardare.

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