La mia Berlino

Berlino è una città magnifica: e questo lo sappiamo. Berlino ha organizzato un mondiale meraviglioso: e questo lo sappiamo. Usain Bolt ha stabilito due fantastici record del mondo: e questo lo sappiamo. L’Italia dell’atletica ha fatto un disastro, non conquistando neppure una medaglia per la prima volta nella storia dell’evento iridato: e sappiamo anche questo. Non vorrei certo cavalcare più di tanto l’onda mediatica che si è (giustamente) accanita sul nostro moribondo italico movimento, anche perché il cadavere è passato da un pezzo e ormai è inutile anche sedersi in riva al fiume a guardare. Vorrei aggiungere soltanto, come difficilmente capita di dire: mi sono sbagliato. Mi sono sbagliato quando ho scritto questo pezzo quando, soltanto 5 mesi fa, le medaglie vinte (peraltro meritatamente) dai nostri atleti ai Campionati Europei indoor di Torino pareva avessero tamponato l’emorragia del nostro movimento. Purtroppo, dati alla mano, non è così.

In questi giorni se ne sono sentite di tutte. Queste le parole più taggate: “reclutamento”, “entusiasmo”, “cultura”, “riflessione”, “scuola”, “decentramento”, “accentramento”, “base”, “meritevoli”, “disciplinare”, “organizzare”, “anni ‘80”, “sterzata”, “budget”, “strutture”, “consapevolezza”, “controprestazioni”, “zero tituli”. Con questo fiume di parole, molte delle quali stridono l’una con l’altra, si potrebbe costruire un puzzle di confusione bestiale. E per non creare confusione su confusione, mi limito soltanto a fare brevi considerazioni.

  • In Italia esistono oltre 300 atleti professionisti appartenenti ai gruppi sportivi militari (senza contare gli allenatori/militari): forse questo sistema è sovradimensionato e inefficiente?

  • E’ finita da tempo l’equazione “insegnante di educazione fisica/allenatore” (i vecchi sono andati in pensione, i giovani non riescono ad entrare a scuola) che per anni è stato la struttura portante dei tecnici di base italiani.

  • Perché creare i centri tecnici federali nelle grandi città (invece che in aree “marginali”) e dare la possibilità agli atleti di poter portare avanti un percorso di studio, magari con accordi ad hoc con le università.

  • Io ho quasi 33 anni: come mai nella struttura federale ci sono gli stessi tecnici di quando ero piccolo? Sono tutti così bravi? Dai risultati non sembra…

  • Quando finirà la diaspora (della quale io faccio parte) di ex atleti e tecnici di atletica che lasciano per sport più “remunerativi”?

  • Perché i grandi atleti del passato (eccetto il presidente federale, naturalmente) sono tutti in un angolino? Fanno così paura? O sono tutti così incompetenti…?

  • Prima di vedere i mondiali di atletica ho visto quelli di nuoto, ed ho visto il Ct di quella disciplina essere messo sulla graticola per aver vinto “solo” 4 medaglie. A tutte le accuse a lui mosse ha risposto con pacatezza, creando almeno un dibattito.
  • L’atletica è uno sport: bene, facciamola diventare un gioco almeno magari tutti si divertono.

Saluti,
Andrea

Nella foto: all’Olympiastadion di Berlino insieme a Cesare Monetti, direttore di Atleticaweek

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