“Un calcio alla violenza”: il bel contributo di Paolo Sollier

Dopo tanto tempo, finalmente, ho sentito qualcosa di nuovo e interessante riguardo il mondo del calcio. Ci è voluto l’intervento di Paolo Sollier – calciatore “rosso” negli anni ’70 ed oggi apprezzato scrittore e sguardo critico nel mondo del pallone, per respirare una ventata d’aria nuova in uno sport che, francamente, al di là del gesto sportivo trovo terribilmente noioso e banale. Abbiamo provato ad affrontare insieme l’argomento della violenza nel calcio: non, come sempre accade, iniziando dalla triste cronaca degli altrettanto tristi fatti di oggi, quanto storicizzando il problema e partendo proprio dalle sue radici.

"Calci sputi e colpi di testa": il libro-cult di Paolo Sollier

Negli anni ’70, proprio quando Paolo Sollier era un talentuoso giocatore, la violenza nel calcio esisteva, eccome. Solo che, dall’alto, la risposta fu: “minimizzare”. Ed il non affrontare il problema ha portato poi, con il tempo, ad aggravarlo. Le autorità preposte avrebbero dovuto cominciare da allora un piano di intervento nelle scuole e nelle società (dove il comportamento dev’essere prima educativo e poi sportivo), portando i giocatori a contatto con i giovani e i tifosi, e cercando di far capire loro che nel calcio dovrebbe prevalere un sano agonismo, e non lo spirito guerriero per cui “se perdi sei un coglione. E visto che molti tifosi hanno investito la loro personalità unicamente nel mondo del tifo, allora una sconfitta diventa un affronto personale da vendicare.

Si è poi intervenuti solamente a livello repressivo con recinzioni, tornelli e controtornelli, e questo non ha risolto nessun problema. Nessun esercito vince una battaglia solo militarmente, dev’esserci un intervento anche a livello politico e culturale, altrimenti si vince magari una battaglia ma mai la guerra. Bisogna coinvolgere i giovani, che sono protagonisti ma anche vittime di questo sistema. Se si escludono a priori da un processo decisionale e di responsabilizzazione, e che chiaro che non possono fare altro che creare altri casini. L’obiettivo è coinvolgere questi ragazzi attraverso le loro parole d’ordine: rispetto, generosità, onore. Tutto questo, senza alcuna connotazione politica. Solo allora si abbatteranno le vere recinzioni.

Un altro aspetto, radicalmente cambiato e distorto al giorno d’oggi, è tutto quello che ruota attorno al calcio: dirigenti, denaro che gira e mezzi di informazione. La stessa informazione attorno al calcio è tantissima, troppa, e di una qualità tremendamente bassa. Chiunque, ed a qualsiasi titolo, può parlare di calcio. Lo stesso sport che, al suo interno, è inflazionato di “praticoni”, gente spesso incapace e spesso disonesta. Grazie Paolo, finalmente una voce “diversa” intorno al calcio.

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