Tutto quello che non sappiamo sul doping: il contributo di Alessandro Donati

I governi istituzionali non governano più da tempo, ma il mondo globale è governato da movimenti economici, molti dei quali illeciti. Per questo è fallita da tempo la lotta alla droga e di conseguenza anche al doping, che sono mercati pressoché paralleli“. Alessandro Donati non usa mezzi termini, e soprattutto affronta in profondità (come da sempre è abituato a fare) il problema del doping. Un problema che – si evince dalle sue parole – è ben più sociale che sportivo.

In mano alla criminalità organizzata, ad aziende farmaceutiche convenzionali (e corresponsabili) ed a piccoli laboratori clandestini. Le sue parole mi hanno colpito molto, non le avevo mai trovate sui “soliti” media e dunque cercherò di trasferire il meglio possibile il succo di quei concetti. Forse è bene mettere in chiaro alcuni concetti che molti non sanno (e che altri ci vogliono tacere): partendo innanzitutto dal presupposto che l’OMS non ha mai regolato la produzione di farmaci, per cui le case farmaceutiche (legali in questo caso) producono più del reale fabbisogno. I clienti principali del doping sono questi:

1) Sport agonistico (performance enhancing drugs)

2) Body Building (performance and image enhancing drugs)

3) Mondo dello spettacolo (image drugs)

4) Militari e forze di polizia (per migliorare la fisicità, le prestazioni e l’aggressività)

5) Falso uso terapeutico (indotto dalla grandi case farmaceutiche)

Particolarmente agghiacciante quest’ultimo punto, con le case farmaceutiche che si sono in pratica comportate per anni come una qualsiasi industria, al fine di vendere il suo prodotto. Al di là delle case farmaceutiche, si è allo stesso tempo creata una rete di piccoli laboratori farmaceutici, allocati soprattutto in Asia (vedi Cina), est Europa e Sud America. Laboratori semi-artigianali – per intenderci, come la ormai celebre Balco – ma in grado di produrre molecole che non si trovano all’antidoping. La forza iniziale della Balco era proprio quella di aver creato uno steroide sintetico (il THG) cambiando la struttura molecolare, e dunque rendendola invisibile ai normali controlli antidoping. Ecco, di laboratori come la Balco (che modificano cioè le strutture molecolari dei prodotti dopanti) ce ne sono ancora a centinaia nel mondo, per cui si evince che l’antidoping non funziona, è morto.

Se si aggiunge poi che il doping non ha frontiere e barriere per religione e sesso. Che i comitati olimpici e le federazioni internazionali (ormai troppo conniventi con il potere politico) sono soggetti privati, rispondendo alle legislazioni di diritto privato negli stati in cui risiedono (ad esempio Svizzera, Monaco, Liechtenstein), allora si capisce come non ci sia, da parte loro, alcun interesse prendersi a cuore della salute pubblica, e del conseguente problema sociale.

Questo è il poco (ma è tanto) che ho sentito oggi da Alessandro Donati. Sperando di aver capito e trascritto nel migliore dei modi, credo che valeva la pena metterlo a disposizione di tutti. Come diceva Renzo Arbore in un famoso spot: “meditate, gente, meditate…”.

GUARDA L’INTERVISTA VIDEO INTEGRALE

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