1h58’53″: che “mezzo”-maratoneta!

I maratoneti di tutto il mondo sono avvisati: Andrea Giannini sta arrivando! Senza un grammo di allenamento (per fortuna: ucciderebbe la fantasia!), senza un grammo di cognizione di causa (beata l’innocenza) ma con diversi kilogrammi in più da portarmi dietro (naturalmente è massa muscolare…) ho sfatato il “mito” della Mezza Maratona, correndo a Pavia in 1h58’53″. I detrattori del sondaggio, adesso, possono pure fuggire: chi mi ha dato fiducia e ha detto “un tempo intorno alle due ore” è il naturale vincitore, mentre per chi ha votato “vince e fa il record del mondo” l’appuntamento è soltanto rimandato alla prossima gara…

Partiamo da sabato: giornata da atleta-asceta dopo un venerdì (come al solito) di bagordi, con la scusa del “carico glicemico” mi sono ingurgitato, tra pranzo e cena, circa 8 etti di pasta (che adoro). Arrivata la domenica, mi sveglio con la solita voglia di tornarmene a letto: non per paura della gara, ma nemmeno con lo”sguardo da tigre” con cui mi svegliavo quando facevo salto con l’asta. Il tempo di una colazione e si parte per Pavia: arrivati in zona partenza un caffè, un bicchiere di integratore ed il primo dilemma: “dov’è la toilette?”. Giro che rigiro non trovo una latrina che sia una: è già tempo di avvicinarsi alla partenza e mi tengo tutto, con conseguente colite fulminante che mi accompagnerà per tutta le gara ed oltre.

Pronti via: si parte e mi lascio come sempre trascinare dal basso ventre del gruppo dei 1100 partenti. Trovo in una nuova coppia di burocrati i miei naturali avversari di giornata, li punto con sguardo di sfida e mi attacco a loro come il peggiore dei succhiaruote. Manuela, anche quest’oggi è con me, mi lascia un po’ andare avanti e si fa la sua “mezza” sorridendo e guardando il paesaggio circostante. Davanti a me: tecnico come non mai, vedo sfilare non un avversario ma un “buon esempio” da seguire: è Daniele Albertini, ex martellista mio compagno di squadra in Cento Torri Pavia e adesso valente runner e fitness-man. Nonostante la differente specialità di provenienza lui adesso, a differenza mia, per correre si allena. Ed i risultati si vedono.

Il ritmo è vivace (per me, s’intende): intorno ai 5’40″/km. Passo così i primi 10 km in 56 minuti e spiccioli, quando arriva il pit-stop: Manuela si infila in un bar e riappare due minuti dopo decisamente rinfrancata (si immagina do cosa) mentre io sono ormai affezionato alla mia colite. Si riparte e grazie al riposino, il ritmo sale: 5’20″, 5’10″, 5’00″, 4’50″/km. Tutti quelli che erano andati avanti durante la mia sosta li sto riprendendo con passo baldanzoso: coppie di fidanzati, corridori un po’ agé ed infine ecco il mio burocrate (l’altro si era perso, nel frattempo): superato a velocità doppia!

Al traguardo assieme a Daniele Albertini, ex lanciatore di martello

Doppia come la mia vista negli ultimi chilometri: sento l’incitamento del pubblico quello di Manuela che mi trascina come se fosse il suo cane Carlito, vedo madonne e madonnine e poi il traguardo: è fatta! Tempo ufficiale: 1h58’42″. Tempo reale: 1h58’53″ perché alla partenza avevo erroneamente scambiato il chip con Manuela, arrivata leggermente prima di me: quando si dice l’esperienza… Vedo Albertini, arrivato da un paio di minuti, che mi aspetta e mi saluta, con un abbraccio che significa “che fine che abbiamo fatto”…”. Una bella fine, non c’è che dire. Dopo anni monotematici di tecnica, forza, esercizi analitici e non, abbiamo aperto i nostri orizzonti e fatto qualcosa di nuovo. Ogni tanto è bello cambiare, fare nuove esperienze ed esplorare i propri limiti, anche quando sono poco al di là del proprio naso.

L’ultima parola, come sempre, è un appello alla povera Fidal, visti anche i non esaltanti risultati della concomitante Maratona di Carpi (brava Rosalba Console, per fortuna). Sono pronto a mettermi a disposizione per la squadra di maratona: sono già abbastanza vecchio per non abbassare l’età media, vado piano e per me va bene qualsiasi allenatore. Pensateci.

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