Runner recidivo

Non dico che ci ho preso gusto…ma dopo qualche mese dalla mia prima impresa ci ho riprovato. Mentre da molte parti d’Italia si celebrava il funerale dell’atletica leggera, con le improbabili finali dei Campionati di Società (leggasi: scudetto dei poveri) che hanno visto vincere chi è riuscito a tesserare più atleti militari o stranieri, io mi sono imbattuto di nuovo nell’incantevole tapascismo provinciale. Domenica scorsa, infatti, ho partecipato alla seconda edizione del Giro delle Mura di Loano, gara di 10 km perfettamente organizzata nella cittadina savonese. Risultato: 211° (su 277 arrivati) con il tempo di 51’10″. Test riuscito che mi fa lanciare una nuova sfida: la Mezza Maratona di Pavia del 12 ottobre.

Certo, in senso assoluto la mia performance è ben lontana dalle pur oneste prestazioni che facevo quando saltavo con l’asta. Però ci sono da fare dei distinguo: allora mi allenavo con un pazzo, e adesso vado a correre quando ho voglia, senza regole o quando mi sento troppo ciccione; allora ero professionista, e adesso devo guadagnarmi da vivere lavorando (poco) però mi adeguo; infine, al salto con l’asta un po’ ci ero portato, al running no. Obiettivo dichiarato alla vigilia: scendere con facilità sotto l’ora, magari anche sotto i 55 minuti. Alla fine, ho deciso che dovevo correre almeno la metà del record del mondo (26’17’53″ di Kenenisa Bekele)…e ce l’ho fatta!

Anche stavolta, il mio incedere con zoccolo ferrato da cavaliere medievale ha fatto paura a molti, però l’importante era arrivare in fondo…Cronaca della gara. Beve riscaldamento seguito da stretching per la catena posteriore e soprattutto per il mal di schiena (quella mattina, come ormai quasi tutte, mi ero svegliato piegato in due come una sdraio). Languida occhiata al percorso, che tutti i provetti runners avevano già maniacalmente perlustrato. Occhiata molto più interessata (e con ghigno di sfida) ai miei probabili avversari in gara: signora 60enne con bigodini ancora sulla testa, ex sessantottino folgorato da poco dalla corsa, burocrate cicciotto che ha avuto un brutto incontro con lo specchio, ed infine non poteva mancare il Matusalemme delle corse su strada, classe ’30 di quelli che “se arrivo dietro di lui, mi butto direttamente nel porto di Loano col sasso al collo”.

Nel bel mezzo a queste elucubrazioni la gara è partita, la mia dolce Manuela mi ha salutato (non poteva sopportare l’onta di accompagnarmi un’altra volta, d’altronde lei corre davvero) ed io mi sono fatto trascinare per qualche centinaia di metri dalla pancia del gruppo. Ben presto la pancia è diventata intestino, prima tenue e poi crasso, poi è meglio finirla qui. Primi due chilometri a ritmo fin troppo baldanzoso, tenendo a bada il burocrate con pancetta: 10 minuti stecchiti. Matusalemme e bigodino erano già indietro, per fortuna. A quel punto ho scalato un po’ marcia, mentendomi ad un ritmo un po’ più lento (diciamo intorno ai 5’20″/km) a galla esattamente tra l’ex sessantottino e il burocrate. Metà gara e rifornimento (a proposito, ma come s fa a bere correndo?) in 26 minuti esatti. La seconda parte, però, è stata un trionfo: definitivamente staccato il burocrate, mi sono avventato sul sessantottino (e sua moglie) e l’ho passato ad un chilometro dalla fine: qui ho messo in atto una delle progressioni più belle della storia del mezzofondo, una cavalcata delle Valchirie in salsa maremmana (povero Wagner, oddio…) che però mi ha permesso di passare nell’ultimo chilometro almeno una ventina di concorrenti. Il resto poi, è prassi, compreso l’avventarsi sulle prelibate schiacce del rifornimento post-gara. Non c’è che dire, anche stavolta mi sono divertito. L’importante è che burocrati e sessantottini siano sempre appassionati di running!

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